Fino al 7 giugno è in scena al Teatro Parenti, in Sala Grande, una divertente pièce tratta dal romanzo Il terzo tempo (2017) di Lidia Ravera. “Terzo tempo” finisce per essere sinonimo di terza età, espressione usata dai gerontologi per indicare la fascia di anzianità in cui collocare le persone dai 65 ai 74 anni. Si va poi verso le cosiddette quarta età (75-84) e grande età (oltre gli 85 anni).


I protagonisti sono Domenico (il magnifico Paolo Hendel, settantaquattrenne) e Costanza (la bravissima Lucia Vasini, classe 1955), una coppia di coniugi in pensione che hanno trovato una forma di equilibrio relazionale andando a vivere in due appartamenti diversi, sullo stesso pianerottolo. “Separati, ma vicini”, dunque; e si trovano a cena ogni martedì sera nello stesso ristorante. I loro rapporti si sono mantenuti ottimi: Domenico, tranquillo e razionale, sa ascoltare con pazienza e senso dell’umorismo i discorsi un po’ deliranti di lei, soprattutto sulla morte e sul senso della vita, mentre la vivace Costanza, pur manifestando a tratti insofferenza nei confronti del marito per la notevole diversità di opinioni, in realtà non riesce a fare a meno della sua compagnia, per quanto saltuaria.

Eccoli dunque, all’inizio, arrivare in un paesino sperduto, isolato, faticoso da raggiungere – dalla descrizione del lungo ponte pedonale da percorrere in salita si evince che sia Civita di Bagnoregio – dove il padre di Costanza ha trascorso gli ultimi anni della sua esistenza, in un ex convento alquanto fatiscente da lui acquistato e lasciato in eredità alla figlia.

Domenico stenta a credere che la moglie sia diventata non solo proprietaria di un simile immobile, ma anche molto ricca in quanto il padre, pur dichiarandosi comunista, aveva investito in azioni che hanno poi moltiplicato il loro valore negli anni diventando un vero capitale finanziario. Costanza, eccitata e felice, sogna una ristrutturazione dell’edificio e una sua trasformazione particolare: vuole farlo diventare una sorta di casa-albergo per ospitare i suoi amici storici degli anni ‘70, con i quali viveva in una comune . I suoi ricordi sono felici: erano giovani, pieni di energia, vivevano insieme condividendo ogni cosa, in autogestione e piena libertà. Ora sono tutti anziani, qualcuno è anche malato, e Costanza vuole riunirli di nuovo, ritornare a quel tempo di utopie e speranze.

Nel frattempo, all’insaputa dei genitori, rientra dagli Stati Uniti il figlio Matteo (Marco Mavaracchio), trentenne, che ha lasciato la moglie; è uno scrittore, o almeno prova a esserlo. Trova rifugio nell’ex convento, dove vive anche una graziosa e allegra ragazza spagnola, Dolores (Viola Lucio), che ha un bambino di pochi mesi; Costanza l’ha assunta come collaboratrice domestica. La situazione si complica e si arricchisce di colpi di scena quando Matteo rivela alla madre qualcosa che doveva restare segreto…
La commedia è resa piacevolissima dalle battute argute, spesso fulminanti, che si scambiano di continuo Hendel e Vasini, frutto anche di frequenti improvvisazioni; a volte si rivolgono al pubblico per condividere pensieri e riflessioni, in modo assolutamente spontaneo e simpatico. Emergono idee e questioni che trovano largo consenso: il “terzo tempo” non deve essere l’inizio della fase finale della vita, ma anzi l’inizio di una nuova vita, perfino rivoluzionaria, resa più consapevole dall’esperienza, dove realizzare ancora sogni e – perché no? – recuperare passioni e sentimenti.

Applausi calorosi a tutti dal folto pubblico in sala. Da non perdere.


