FURORE al Teatro Parenti

0
12

John Steinbeck (1902-1968), californiano, fu insignito nel 1962 del Premio Nobel per la Letteratura per le sue straordinarie opere di denuncia sociale.

Considerato geniale cantore della cosiddetta lost generation, in grado di mettere in primo piano i legami tra un’umanità sofferente e le spietate logiche economiche – essendo lui stesso un sostenitore del New Deal di Roosevelt Steinbeck ha scritto capolavori quali i romanzi brevi Pian della Tortilla (1935) e Uomini e topi (1937), che hanno come protagonisti dei diseredati, rispettivamente i paisanos – ultimi discendenti degli spagnoli – e i lavoratori stagionali sfruttati e schiavizzati.

È del 1939 il monumentale Furore (The Grapes of Wrath, I frutti dell’ira), che gli valse il Premio Pulitzer nel 1940. Il romanzo, concluso in cinque mesi, era frutto di una serie di sue inchieste giornalistiche, su incarico del San Francisco News, sulle condizioni terribili vissute da chi, spinto dalla fame e dalla miseria dovute a una spaventosa siccità, nel periodo della Grande Depressione successivo alla crisi del 1929, si era trasferito dall’Oklahoma in California.

Qui intere famiglie non avevano affatto trovato l’accoglienza sperata; rifiutati, senza lavoro, sempre più poveri e denutriti, costretti perfino ad abbandonare – senza altri rifugi – baraccopoli improvvisate e sporche, fonti di malattie, molti migranti si erano anche resi colpevoli di aggressioni e furti, finendo braccati e incarcerati, o spesso uccisi.

Dal romanzo, che ebbe un enorme successo di vendita (oltre 4 milioni di copie vendute) nonostante diversi pareri sfavorevoli della critica, il regista John Ford trasse subito il film omonimo, che aveva come protagonista l’eccellente Henry Fonda e che gli valse ben sette nomination all’Oscar del 1941; ne vinse solo due, per la regia e per l’attrice non protagonista, Jane Darwell.

Al Teatro Parenti il sessantaquattrenne Massimo Popolizio, di origini pugliesi, apprezzatissimo attore e regista, nonché doppiatore, vincitore di numerosi premi sia teatrali che cinematografici (Ubu, Nastri d’Argento, Eschilo d’Oro), ha costruito uno spettacolo molto forte e coinvolgente tratto da Furore: un suo monologo, su testo adattato da Emanuele Trevi, accompagnato dalle musiche dell’ottimo percussionista Giovanni Lo Cascio e da interessanti creazioni video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno.

La voce narrante di Popolizio diventa quella dei disperati descritti da Steinbeck, ma è anche la voce contemporanea di tutti coloro che soffrono per le stesse ragioni, costretti da condizioni di estrema indigenza a lasciare le loro terre, ritrovandosi in luoghi lontani ed ostili come emarginati, vessati, respinti, in definitiva ancora più poveri, nell’indifferenza generale. Ma, come suggeriva Steinbeck nel finale, aprendo uno spiraglio alla speranza, piccoli gesti di grande umanità possono tuttavia sbocciare, come fiori dalla sabbia.

Convinti e calorosi gli applausi del folto pubblico. Fino al 3 maggio, in Sala Grande, da non perdere.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui