Una serata di ottima qualità quella di ieri alle Serate Musicali del Conservatorio milanese.
È tornato sul palco della Sala Verdi il violinista Uto Ughi, classe 1944, che compirà 82 anni il prossimo 21 gennaio. Era in duo con il pianista Leonardo Bartelloni, per un programma costruito attorno a pagine ben note del repertorio violinistico, più volte affrontate nel corso delle decine di concerti tenuti in questo spazio nell’arco di oltre trent’anni di rapporto continuativo con la storica società concertistica milanese.
Il concerto si è aperto con la Ciaccona di Tommaso Antonio Vitali, affrontata da Ughi con un respiro ampio e concentrato. Al di là di qualche lieve imperfezione d’intonazione, inevitabile in una pagina tanto esposta, è emersa con chiarezza la qualità del suono e del fraseggio che da sempre costituisce la cifra più autentica del violinista: una “voce” capace di sostenere l’arco narrativo del brano con naturalezza e intensità. Bartelloni si è confermato partner attentissimo, misurando con cura le volumetrie e valorizzando le inflessioni timbriche del violino senza mai sovrapporsi. La Sonata in la maggiore di César Franck ha poi assunto un ruolo centrale nel programma. L’interpretazione complessiva è risultata solida, con momenti di notevole intensità espressiva soprattutto nei passaggi di maggiore distensione lirica. Di fondamentale importanza, in questo ampio lavoro ciclico, la parte pianistica, affrontata da Bartelloni con equilibrio e senso della forma nel sostenere e articolare il discorso violinistico.
I primi tre dei Quattro pezzi romantici op. 75 di Antonín Dvořák hanno introdotto un clima più raccolto e cantabile. Il duo ne ha restituito con efficacia il carattere lirico e malinconico, mettendo in luce ancora una volta una notevole qualità d’intesa e una scrittura resa fluida e comunicativa. Prima dei bis, spazio alla Suite popolare spagnola di Manuel de Falla, affrontata con misura ed eleganza, senza indulgere nel colore facile, ma mantenendo sempre un controllo attento del fraseggio e del rapporto tra violino e pianoforte. Entusiastici i due bis concessi dal duo: dapprima la Danza ungheresen.17 di Johannes Brahms, eseguita con brillantezza e slancio, quindi un brano di Fritz Kreisler quale Schön Rosmarin, nel quale un violino particolarmente intonato e luminoso ha saputo mettere in evidenza i valori musicali e comunicativi della celebre pagina. Applausi meritatissimi in una Sala Verdi con un pubblico visibilmente soddisfatto.