Uno straordinario Alexander Malofeev per la Società dei Concerti

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Di straordinaria coerenza l’impaginato, costruito su misura per il ventiquattrenne pianista russo. La sua rapida ascesa nel firmamento dei virtuosi del pianoforte è iniziata a soli tredici anni con la vittoria al Concorso giovanile Čajkovskij di Mosca.

Da allora i concerti si sono susseguiti, toccando più volte anche la città di Milano. Ieri sera, per la Società dei Concerti, una Sala Verdi colma di appassionati è rimasta in silenzio ad ascoltare un programma composto quasi interamente da brani di raro ascolto, firmati da Sibelius, Grieg, Rautavaara, Prokof’ev, Skrjabin, Stravinskij e Lourié. Malofeev ha scelto di eseguirne alcuni senza soluzione di continuità, accostando quelli accomunati da un medesimo “clima musicale”. Il mondo musicale del Novecento è stato così rappresentato attraverso suggestioni fortemente nordiche, rese con una profondità di pensiero e una maturità stilistica che, in un interprete di appena ventiquattro anni, trovano pochissimi paragoni. I Cinque pezzi op. 75 “Gli alberi” del finlandese Jean Sibelius, accostati alla Holberg Suite op. 40 del norvegese Edvard Grieg, hanno rivelato un comune approccio improntato a leggerezza, meditazione e raffinatezza, pienamente colti da Malofeev. Rimanendo nel Nord Europa, con il finlandese Einojuhani Rautavaara, scomparso da pochi anni, e la Sonata n. 2 op. 64 “The Fire Sermon”, il pianista ha affrontato una pagina di maggiore complessità, nella quale alla luminosità e alla cantabilità iniziali si affiancano volumi più ampi e una scrittura densa di modernità ritmica, timbrica e dissonante. Una sonata impressionante per ricchezza d’idee, eseguita con grande equilibrio e trasparenza, anche nei passaggi più virtuosistici.
Dopo l’intervallo, il fronte russo del programma si è aperto con il brano forse più noto tra quelli proposti, la Sonata n. 2 in re minore op. 14 di Sergej Prokof’ev: quattro movimenti sostenuti con misura e controllo dal giovane interprete. Skrjabin con la Valse op. 38, Stravinskij in uno splendido arrangiamento di Lourié delle Symphonies d’instruments à vent, e infine Arthur Lourié con i Cinq Préludes fragiles op. 1, sono stati eseguiti senza pause, come un unico arco espressivo. Interpretazioni ancora una volta eccellenti, nelle quali il nitore coloristico di Skrjabin, la ritmica esasperata e contrastata di Stravinskij e la leggerezza dei colori trasparenti e semplici di Lourié hanno trovato un interprete di eccezione.
Applausi calorosissimi e tre eccellenti bis con il Preludio n.1 op.9 per la mano sinistra di Scriabin, la nota Toccata di Prokof’ev e la rara Mazurca in do minore di Glinka. Un concerto memorabile.