La pianista georgiana è ospite della storica società concertistica milanese dal 1992 e, nel corso degli anni, ha sempre proposto programmi attentamente diversificati, costruiti con intelligenza e coerenza musicale.
Ieri sera ha invece scelto la via dell’apparente monografia, un intero recital dedicato a Mozart, affrontando alcune delle più celebri sonate pianistiche del catalogo.
Questo “tutto Mozart” ha rivelato ancora una volta la profonda classicità di un’interprete formata nella massima scuola concertistica russa. Non è un caso che Richter considerasse la Virsaladze una delle più grandi interpreti di Schumann; ma anche nel repertorio più rigorosamente classico e mozartiano la pianista ha saputo mettere in luce qualità sorprendenti, declinate in una rara profondità espressiva, in una sicurezza tecnica mai esibita e in una bellezza timbrica sempre sorvegliata, sostenuta da un’assoluta visione d’insieme. Le sonate in programma – la n. 4 K 282, la n. 2 K 280, la n. 10 K 330, la n. 13 K 333, oltre alla Fantasia in do minore K 475 accostata alla Sonata K 457 – hanno tutte confermato il livello altissimo dell’interprete, con esiti particolarmente intensi nei movimenti centrali, quelli di andamento moderato, e nella celeberrima Fantasia in do minore K 475, restituita con una tensione espressiva di rara nobiltà. Di straordinaria bellezza il bis mozartiano concesso con una Romance di espressivi colori.
Colpisce soprattutto la capacità della Virsaladze, classe 1942, di “pesare” il suono nei passaggi più spogli, fatti di poche note, apparentemente semplici ma in realtà tra i più esigenti sul piano espressivo. È in questi momenti che si è riconosciuta la mano preziosa di un’artista che ha ancora molto da dire: non sono molti, infatti, i pianisti che a questa età conservano intatte simili doti di concentrazione, profondità e controllo del suono. Applausi fragorosi, ampiamente meritati.