Un “tutto Chopin” per Mikhail Lidsky alle Serate Musicali

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Alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano, il recital di Mikhail Lidsky, organizzato da “Serate Musicali”, si è imposto come un’immersione intensa e coerente nell’universo di Frédéric Chopin. “La poesia del pianoforte”, denominazione data al concerto, non poteva essere più calzante.

Il programma, vario e diversificato, seppur interamente dedicato al compositore polacco, si è rivelato organico e costruito secondo una logica interna che ha progressivamente ampliato lo spettro espressivo, incrementando nella seconda parte i brani più corposi e riflessivi. Lidsky ha saputo adattare le sue ottime qualità interpretative ai differenti “generi musicali” presenti, partendo dalle Mazurche (op. 6 n. 2, op. 7 n. 1, op. 68 n. 1, op. 33 n. 1, op. postuma), eseguite con un carattere quasi improvvisatorio nella gestione degli accenti, facendo emergere la sua personale cifra interpretativa: un fraseggio capace di far respirare la linea melodica con naturalezza, ma anche di scolpirne le inflessioni ritmiche. Nelle pagine giovanili l’accento era più danzante; in quelle tarde, invece, il pianista ha lasciato affiorare un senso di rarefazione, quasi un ripiegamento introspettivo.
Le Polacche op. 40 n. 1 e n. 2 hanno introdotto un registro diverso, più assertivo e virtuosistico, soprattutto la prima. Peccato quell’inciampo ripetuto, dovuto a un’amnesia — ha suonato tutto a memoria — nella parte centrale della prima: un dettaglio comunque marginale rispetto alla corposità del lungo impaginato, eseguito con complessiva correttezza. Decisamente coerente la tensione generale dei due lavori. Negli Studi tratti dall’op. 10 e dall’op. 25, la componente virtuosistica era subordinata alla qualità del suono, capace di farsi molto delicato nella chiarezza delle timbriche.
Un cambio di registro, per una resa particolarmente espressiva e riflessiva, si è avuto nella seconda parte del concerto. La Fantasia op. 49, vero fulcro drammatico del recital, ha trovato una resa analitica, chiara e ben equilibrata nella varietà dei contenuti del celebre lavoro. Qui il discorso è apparso saldo e coerente, attraversato da contrasti netti ma mai disarticolati, con un controllo delle dinamiche che ha dato unità alla forma libera del brano. Prima una meditata Mazurca op. 50 n. 3 e poi i Notturni op. 55 hanno offerto uno dei momenti più raccolti, ricchi di riflessione e di profonde sonorità. Lo Scherzo op. 54, in chiusura, ha mostrato il lato più brillante del pianismo di Lidsky, con momenti di assoluta leggerezza nel registro più alto della tastiera. Armonie precise e ottimamente integrate nel contesto melodico di questo non facile e complesso brano hanno decretato i meritati, fragorosi applausi finali, suggellando una serata di straordinario interesse, sia per la costruzione del programma sia per la personale e valida restituzione interpretativa.