Una serata di grande successo, quella ascoltata ieri in Auditorium con l’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Emmanuel Tjeknavorian. La sala era gremita di appassionati accorsi per ascoltare un programma interamente russo, con brani di Glinka, Čajkovskij e Rachmaninov.
Il percorso musicale si apriva con l’Ouverture da Ruslan e Ljudmila di Michail Glinka, composta tra il 1837 e il 1842, proseguiva nel 1878 con il celeberrimo Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 35 di P. I. Čajkovskij e approdava infine al 1907, anno della Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27 di Sergej Rachmaninov. Tre lavori accomunati dall’eccellenza dell’orchestrazione, anche se solo l’opera 35 ha conosciuto un successo realmente mondiale. L’eccellente direzione di Tjeknavorian, energica ma sempre ben controllata, ha introdotto l’ingresso in palcoscenico di un virtuoso del violino come il trentunenne Andrea Obiso, prodigio palermitano diplomato a soli quattordici anni al Conservatorio “A. Scarlatti” della sua città.
La sua interpretazione, notevole tanto sul piano solistico quanto nel dialogo con l’orchestra, ha valorizzato un prezioso Guarneri del Gesù, messo in risalto da un uso raffinato delle dinamiche, capace di passare con naturalezza da colori più sfumati e delicati a timbri robusti e incisivi. Al termine dell’ Allegro moderato iniziale gli applausi, consentiti anche se non conclusivi, sono stati calorosissimi e hanno mostrato l’entusiasmo del giovane violinista e la piena sintonia con il direttore visibilmente soddisfatto. Di grande pregnanza espressiva l’Andante centrale, mentre l’Allegro vivacissimo finale ha rivelato una brillantezza davvero trascinante. Il pubblico, entusiasta, ha accolto con slancio anche il bis virtuosistico concesso da Obiso: una intensa Sonata n.3 in re minore ” Ballade” di Ysaÿe.
Dopo l’intervallo, la corposa e non frequentissima Sinfonia n. 2 ha ulteriormente confermato le qualità di Tjeknavorian, capace di modellare con cura i bravissimi strumentisti della Sinfonica di Milano e di far emergere la complessità di un lavoro ricco di melodie intrecciate nel linguaggio orchestrale di Rachmaninov, sospeso tra tardo romanticismo e nuove costruzioni novecentesche. Primo grande successo del compositore, che la diresse a San Pietroburgo nel 1908, la sinfonia gli valse il Premio Glinka e contribuì a consolidare la sua fama di uno dei maggiori musicisti della prima metà del Novecento. Applausi finali calorosissimi. Domenica alle 16.00 è prevista la replica: davvero da non perdere.