Standing ovation per Juan Diego Flórez al Teatro alla Scala

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Straordinario successo, con standing ovation finale e numerosissimi bis conclusivi, ieri sera al Teatro alla Scala per il tenore peruviano Juan Diego Flórez.

Il recital si è presentato come un percorso narrativo costruito su brani di ben dodici differenti compositori. Ne è emersa una sorta di autobiografia musicale che, dalla dimensione cameristica, conduce progressivamente al teatro e infine alla tradizione più popolare, dove Flórez, solo con la chitarra nei bis, ha interpretato alcune delle sue più celebri canzoni.
L’apertura rossiniana con Le sylvain dai Péchés de vieillesse ha subito chiarito il tono: intimo, misurato, lontano dal Rossini virtuosistico. In perfetta consonanza musicale, il pianista Vincenzo Scalera ha offerto una prova esemplare di discrezione e di attenta sottolineatura della parte vocale. Ha inoltre inframmezzato i brani vocali con brevi interventi solistici, proponendo lavori di Bellini, Lecuona – una magnifica Mazurka glissando – e Godard.
In continuità con Rossini, per Flórez le ariette di Bellini (“Malinconia, ninfa gentile“, “Vanne, o rosa fortunata“) hanno messo al centro una vocalità sorvegliata, fatta di legato e controllo del fiato più che di estroversa esternazione. Anche in La ricordanza Flórez ha privilegiato una cantabilità quasi strumentale, raccolta e pensata. Con Donizetti e Boieldieu, il frangente più teatrale non ha spezzato l’equilibrio cameristico dei primi lavori, mentre nella seconda sezione, dopo l’intervallo, il repertorio ispano-americano ha assunto un ruolo ornamentale, dal carattere più popolare. È interessante rilevare l’unità stilistica vocale del grande tenore peruviano, che non ha conosciuto alcun momento di cedimento, mantenendo sempre un’assoluta padronanza dei propri mezzi vocali. Brani come “Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná” di Serrano e “Bella enamorada” di Soutullo e Vert, per citarne alcuni, hanno espresso una vocalità più diretta e comunicativa, pur sempre elegante. Il ritorno a Massenet, Gounod e Verdi, rispettivamente da Le Cid, Faust e I lombardi alla prima crociata, ha completato l’impaginato ufficiale tra gli applausi più calorosi. Quindi la serie quasi infinita di bis, sia da solo con la chitarra sia con l’eccellente Scalera in una intensa Una furtiva lagrima e il classico suo “Ah! mes amis” di Donizetti, ha mandato in delirio il pubblico che riempiva il Teatro alla Scala.

Un recital memorabile. ( Foto in alto dall’Ufficio Stampa della Teatro alla Scala)