Il concerto organizzato da Serate Musicali al Conservatorio, intitolato La nobiltà della musica da camera, ha effettivamente rispecchiato nel programma quella promessa di nobiltà: un corposo impaginato di cinque compositori, tutti declinati nel repertorio per duo cameristico di viola e pianoforte. Le scelte di Simonide Braconi, alla viola, e di Monaldo Braconi, al pianoforte, si sono rivelate meditate e coerenti, delineando un percorso vario ma unitario.
Il duo, particolarmente affiatato, ha affrontato pagine di Vieuxtemps, Schumann, dello stesso Simonide Braconi, di Lodi Luka e di Šostakovič. L’Élégie per viola e pianoforte op. 30 di Henri Vieuxtemps, brano d’apertura composto nel 1854 da un violista per il proprio strumento – pur esistendo trascrizioni per violino e violoncello – ha subito rivelato la cifra interpretativa del duo: un equilibrio ben calibrato tra il timbro caldo della viola e la solida presenza del pianoforte.
Nei due lavori di Robert Schumann, il celebre Adagio e Allegro op. 70 del 1849 e i meno eseguiti Märchenbilder op. 113 del 1851, è emersa con chiarezza la qualità del fraseggio di Simonide Braconi, preciso e cantabile, perfettamente integrato nelle trame armoniche costruite da Monaldo al pianoforte. Il brano più recente, posto a chiusura della prima parte del concerto di Sala Verdi, si è presentato in netto contrasto con i precedenti. Elegia e Capriccio per viola e pianoforte, composto da Simonide Braconi nel 2012, rappresenta un convincente esempio di assimilazione di diversi linguaggi musicali: partendo da suggestioni riconducibili alla Seconda Scuola di Vienna, in particolare a Berg, giunge a esiti più personali e contemporanei. Il compositore, esplorando a fondo le potenzialità della viola, costruisce una struttura articolata in più sezioni, alternando momenti di maggiore cantabilità – tipici dello strumento – ad altri, nel Capriccio, di più libera e brillante espressività, resi con notevole efficacia dal virtuosismo del solista e dalla perfetta sintonia con il pianista. Interessante anche la breve cadenza centrale, che funge da passaggio tra le due sezioni. La seconda parte si è aperta con un’altra pagina contemporanea, questa volta in prima esecuzione assoluta: un brano composto nel 2026 dal compositore albanese Lodi Luka, italiano d’adozione, appositamente per Serate Musicali. Si tratta della sezione centrale di un progetto più ampio in tre parti, che meriterebbe di essere presentato nella sua interezza. L’esecuzione, curata e ricca di sfumature timbriche, ha messo in luce una scrittura di grande interesse, sia per la chiarezza dell’organizzazione formale sia per l’intensità espressiva. Il linguaggio, personale e ben riconoscibile, si sviluppa attraverso un progressivo passaggio da elementi più semplici a strutture più complesse, mantenendo tuttavia una forte coerenza interna. Momenti di intensa cantabilità, quasi di ascendenza romantica, si trasformano in costruzioni più elaborate, dove l’architettura musicale si fa più razionale e stratificata. Un lavoro di immediato impatto, accolto con vivo apprezzamento dal pubblico, che ha applaudito anche il compositore, salito sul palcoscenico.
A chiudere il programma ufficiale, la Sonata in do maggiore per viola e pianoforte op. 147 di Dmitrij Šostakovič, composta nel 1975, ultimo anno di vita dell’autore. Ispirata tanto ai modelli classici quanto a suggestioni romantiche, la Sonata si articola nei tre movimenti canonici – Moderato, Scherzo e Adagio – con un finale che contiene un evidente riferimento alla Sonata Al chiaro di luna di Beethoven. Il linguaggio inconfondibile del compositore russo è stato restituito con solidità tecnica ed efficacia espressiva dal duo, fino al conclusivo dissolversi sonoro, in cui le pulsazioni in calando suggeriscono un senso di compimento.
A sciogliere la tensione di questo finale, i musicisti hanno concesso un bis particolarmente coinvolgente: un’eccellente Habanera di Maurice Ravel, accolta da applausi calorosi.