Due giovani, Muma (Sara Mafodda) e Mumu (Michele Eburnea) stanno seduti, vestiti con una tuta blu, su un divano dello stesso colore, quindi appaiono quasi confusi con questo, come se fossero solo dei cuscini e non persone; stanno sgranocchiando dei biscotti e guardano qualcosa al computer, scambiandosi parole insignificanti. Improvvisamente, entra “il Funzionario” (Andrea Giovalè), e Mumu gli domanda sorpreso:”Che cosa ci fa a casa mia?”, ma viene corretto subito da Muma (“Semmai casa nostra”). È questo l’incipit di un lavoro originale e interessante, opera degli stessi tre attori, con la regia di Eburnea, in scena fino al 7 dicembre. Il misterioso funzionario comincia dunque una sorta di surreale interrogatorio al quale i due giovani danno risposte curiose: non si definiscono una coppia, pur essendo sposati, e neppure amici; alla fine concordano per considerarsi un duo artistico. In modo quasi automatico, rispondono poi “sì” alla domanda “Volete il divorzio?”, e si guardano sbalorditi per aver espresso questa idea. Ma ormai il “protocollo burocratico” per la pratica è avviato: in tre appuntamenti distanziati di alcuni mesi con il solerte funzionario i due giovani potranno separarsi e poi divorziare. Il divano si scinde in due poltrone, sul pavimento si traccia una linea di confine. Dal dialogo di Muma e Mumu si apprende che in effetti la loro relazione era ormai giunta a un punto di reciproca tolleranza, senza altro che potesse sostenere un progetto di continuità.
La figura del funzionario sulla scena si sdoppia o si triplica, assumendo le forme un po’ confuse di un amante di lei, ma anche di lui; incombe, sembra onnipresente, e forse è la voce della coscienza di entrambi, non di un personaggio reale. Lo scambio di battute e le situazioni suscitano spesso ilarità, per i giochi di parole utilizzati e per le frasi scelte, che richiamano accuse e rimproveri frequenti nei litigi tra coniugi in crisi. La conclusione è “d’effetto” e molto simbolica.

Il titolo, Secondo piano, può riferirsi a tutto quello che in una coppia finisce purtroppo per non avere più una priorità: ed è certo l’inizio di un allontanamento, ossia la fine dell’amore. Il testo a tratti rivela una certa profondità di riflessione su un tema sicuramente complesso e difficile, ma anche molto contemporaneo.
Gli ottimi Sara Mafodda e Michele Eburnea sono entrambi del 1997 e vivono a Roma, dove hanno frequentato l’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico: lei, messinese, ha alle spalle diverse esperienze teatrali e cinematografiche, e ha vinto il Premio Nazionale delle Arti nel 2018; lui, di Fondi (LT), è anche doppiatore e si è cimentato pure in produzioni televisive, curando la regia di altre valide opere teatrali di cui è autore. Andrea Giovalè, trentaquattrenne, scrittore, sceneggiatore, attore, diplomato alla Scuola Romana del Fumetto, vanta numerose pubblicazioni di successo.
Molti gli applausi del pubblico, prevalentemente di giovani.


