Un numerosissimo pubblico di affezionati ha accolto il pianista austriaco Rudolf Buchbinder in Sala Verdi. Siamo abituati ad ascoltare il suo Beethoven soprattutto nelle stagioni della Società dei Concerti, la storica istituzione milanese che lo ospita da decenni e con la quale ha costruito un rapporto ormai quasi familiare.
L’impaginato, interamente dedicato al genio di Bonn, riuniva cinque delle trentadue Sonate tra le più frequentate e amate: la Sonata in si bemolle maggiore op. 22, la Sonata in sol maggiore op. 49 n. 2, la Sonata in do diesis minore op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”, la Sonata in sol maggiore op. 79 e infine la Sonata in do maggiore op. 53 “Waldstein”.
L’interiorizzazione di ogni elemento melodico e armonico, frutto di decenni di consuetudine con l’intero corpus sonatistico beethoveniano – affrontato più volte nella sua completezza – consente all’elegante interprete una naturalezza esecutiva che appare quasi disarmante. Nulla sembra forzato: il discorso musicale procede con una chiarezza esemplare, sostenuto da una leggerezza di tocco che evita ogni irrigidimento e favorisce una cantabilità distesa. Le dinamiche non cercano contrasti esasperati, ma si modellano con una morbidezza tutta viennese, privilegiando una linea espressiva levigata, mai aggressiva. Di particolare pregnanza l’Adagio sostenuto della celebre Sonata op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”, restituito con intensa concentrazione e con un controllo del suono che ne esalta la sospensione quasi irreale. Raffinate le arditezze conclusive del Rondò dell’op. 22, così come l’Allegretto moderato finale della Sonata op. 53 “Waldstein”, risolto con brillantezza ma senza cedere a effetti muscolari, in un equilibrio ben calibrato tra slancio e misura.
Interpretazioni accolte con entusiasmo dal pubblico, che ha tributato applausi fragorosi e convinti. Due i bis concessi: dapprima lo splendido Allegretto finale della Sonata op. 31 n. 2 “La Tempesta”, quindi una simpatica e non frequente Bagatella op. 33 n. 5, proposta con spirito lieve e arguto, quasi a congedo sorridente di una serata interamente consacrata a Beethoven.