Riccardo Chailly e la Filarmonica della Scala per Hindemith e Gershwin

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Il concerto della Filarmonica della Scala diretto da Riccardo Chailly ieri sera ha messo in dialogo due mondi differenti, sebbene accomunati da un medesimo periodo storico.

Il tedesco Paul Hindemith (1895-1963) e lo statunitense George Gershwin (1898-1937) appartengono infatti alla stessa generazione, anche se il primo è vissuto circa venticinque anni più a lungo. Entrambi raffinati orchestratori, partono però da influenze molto diverse: Hindemith guarda alla musica antica e a Bach, con una costruzione strutturale severa e ricercata; Gershwin, pur dialogando con la cultura europea, si muove elegantemente soprattutto nel mondo americano, tra spirituals e primo jazz.
Il direttore milanese ha voluto accostare due lavori del primo compositore a due del secondo, mettendo in risalto due modi e due stili differenti di fare musica. Il brevissimo Ragtime (wohltemperiert) per orchestra di Hindemith, omaggio del 1921 alla musica d’oltreoceano che in quegli anni veniva importata in Europa, contiene in sé tutte le caratteristiche della scrittura del grande compositore, con richiami espliciti anche a Bach attraverso le note tratte dal Clavicembalo ben temperato. È una costruzione articolata e ricca di idee, che introduce naturalmente il brano più raccolto successivo, Der Schwanendreher, concerto per viola e piccola orchestra su antichi canti popolari.L’influenza della musica antica, mediata dall’abilità di Hindemith nel rendere moderno un materiale dal gusto arcaico, è evidenziata anche dal ruolo centrale della viola solista, nelle mani del bravissimo Simonide Braconi, prima viola dell’Orchestra del Teatro alla Scala dal 1994. Le melodie interiori, dal sapore antico, della viola dialogano continuamente con l’Orchestra da Camera, dando vita a un concertato denso e pregnante, nel quale anche gli interventi solistici degli altri strumenti assumono un ruolo significativo. Splendida l’esecuzione, suggellata da un bis solistico di Braconi con una Sarabanda di Bach.
Dopo il breve intervallo, netto cambio di registro con le melodie più immediate di Gershwin. La splendida Cuban Overture, articolata, non breve e ricca di contrasti nella grande orchestra impiegata, con gli ottoni spesso in primo piano, ha anticipato il più celebre An American in Paris. Un’interpretazione di alto livello quella di Chailly e dei Filarmonici, che rivela ancora una volta come il direttore milanese sia particolarmente in sintonia con il compositore americano: contrasti raffinati, colori trasparenti e interventi splendidi da parte di tutte le sezioni orchestrali.Applausi calorosi, con numerose uscite in palcoscenico per il direttore. Mercoledì 28 e venerdì 30 gennaio le repliche. Da non perdere.