MAN RAY – Forme di luce

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Ancora poche ore per chi non vuole perdersi la retrospettiva -in chiusura l’11 gennaio – dedicata, dallo scorso settembre a Palazzo Reale, al geniale Man Ray, pseudonimo scelto nel 1914 da Emmanuel Radnitzky, pittore, fotografo, regista e grafico.

Nato nel 1890 a Filadelfia da genitori ebrei russi, migrati negli Stati Uniti nel 1886, e trasferitosi a sette anni con la famiglia a Brooklin, New York, si dedica fin da adolescente a studi artistici, lavorando come illustratore pubblicitario, frequentando corsi di acquerello e gallerie d’arte.

Si sposta nel New Jersey ed entra in contatto con artisti come Marcel Duchamp; si sposa nel 1914 con Adon Lacroix (1886-1980), intellettuale belga-francese, poetessa e pittrice, che gli fa scoprire i capolavori di Rimbaud, Baudelaire e Apollinaire. Il matrimonio finirà nel 1919. Negli stessi anni comincia a dedicarsi alla fotografia e inizia la collaborazione con Duchamp, che riprenderà più volte anche in abiti femminili, nei panni del personaggio provocatorio-alter ego dallo pseudonimo Rrose Sélavy. Marcel porterà l’amico a Parigi e lo presenterà ai dadaisti.

Per vivere, Man Ray lavora come fotografo-ritrattista di musicisti, scrittori, pittori, e come fotografo di moda, lavorando per editori parigini e riviste quali Vanity Fair, Vogue, Harper’s Bazar.

Pubblica le “rayografie”, ottenute con un lavoro sperimentale sulla luce, e si cimenta anche nella produzione di cortometraggi, insieme a Duchamp. Conosce la bellissima Kiki de Montparnasse (1901 -1953), soprannome della modella francese Alice Prin, che diventa per Man Ray una vera musa; la relazione dura dal 1921 al 1927.

In quel periodo produce opere stupende, come la fotografia Le Violon d’Ingres (1924); realizza i suoi primi film, recita in un lavoro di René Clair, con Erik Satie e Duchamp, partecipa alla prima mostra surrealista a Parigi con Miró, De Chirico, Picasso, Ernst.

Nel 1929 incontra Lee Miller (1907-1977), fotoreporter e modella statunitense, figura straordinaria, che sarà sua amante e collaboratrice per circa tre anni.

Insieme, pare casualmente, scoprono la tecnica della solarizzazione: accendendo per un istante la luce nella camera oscura durante lo sviluppo della pellicola, si va a creare un alone luminoso che genera un effetto surreale nell’immagine. Lee e Man Ray, dopo la rottura, manterranno un solido rapporto di amicizia.

Una figura femminile importante, simbolo della donna surrealista, immortalata da Man Ray e Picasso, e dal suo amante, il poeta Paul Éluard, è senz’altro la francese Nusch (Maria Benz, 1906-1946), libera, intelligente, coraggiosa, dai lineamenti delicati e dal corpo splendido.

Una delle fotografie più famose di Man Ray è Lacrime o Lacrime di vetro (Glass Tears), del 1932, che inizialmente è solo uno scatto per la pubblicità di un mascara, poi viene rielaborato e diventa iconico.

Nel 1936 Man Ray s’innamora di Adrienne Fidelin, detta Ady (1915-2004), modella e danzatrice creola, originaria della Guadalupa, la prima ragazza di pelle scura a posare per le riviste di moda. Bellissime le numerose foto che la ritraggono.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo costringe a rientrare negli U.S.A., nel 1940, lasciando così sia Parigi che Ady; si stabilisce a Hollywood, dove fotografa attori e attrici, modelle, ma la California non sa valorizzarlo adeguatamente. Man Ray si sposa nel 1946 con l’affascinante ballerina Juliet Browner (1911 – 1991), sua nuova e ultima musa, e insieme a loro celebrano le nozze Max Ernst e Dorothea Tanning.

Nel 1951 il rientro definitivo a Parigi; sperimenta le fotografie a colori, e le mostre personali e collettive in tutta Europa e negli U.S.A. si moltiplicano. Nel 1961 giunge un riconoscimento importante, la medaglia d’oro alla Biennale di Venezia; e nel 1968, a New York, vengono esposte alcune sue opere nell’importantissima mostra Dada, Surrealism and their Heritage al Museum of Modern Art (MoMA). Muore nel 1976.

Il percorso espositivo della mostra, ricco di lavori, suddivisi opportunamente per periodo, tematiche, soggetti, consente di approfondire la vita e l’opera di uno degli artisti sicuramente più eclettici e significativi del Novecento.