L’Orchestra Camerata Ducale e Guido Rimonda tra Rolla e Paganini

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L’Orchestra Camerata Ducale e Guido Rimonda, alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano per la stagione della Società dei Concerti, hanno costruito un percorso concepito come omaggio alla tradizione violinistica italiana, culminato in un intenso ritratto di Niccolò Paganini.

La serata si è aperta con la prima esecuzione di Una música por la igualdad di Mariano Speranza, nuova commissione della Fondazione La Società dei Concerti. Una pagina breve ma densa, di scrittura tonale, che, pur partendo da una matrice argentina, lascia emergere evidenti influssi della musica per archi italiana. Il brano richiama, nella parte centrale, certe ritmiche care a Astor Piazzolla, mantenendo però un’unità compositiva convincente già al primo ascolto. Molto applaudito, con consensi rivolti anche al compositore argentino (1981), salito sul palcoscenico, il pezzo è stato riproposto al termine del concerto. Il cuore storico del programma, presentato da Rimonda, guardava invece al rapporto tra maestro e allievo, accostando Alessandro Rolla (1757-1841), compositore che meriterebbe maggiore attenzione anche nella nostra città, e Paganini (1782-1840).
Della produzione di Rolla, la Cavatina dall’opera La Giulietta di Giuseppe Farinelli e il Concerto in do maggiore hanno rivelato una scrittura elegante, ancora settecentesca ma già protesa verso un virtuosismo più moderno. Rimonda ne ha sottolineato il canto disteso e raffinato, ben coadiuvato dai giovani orchestrali della Camerata. Con Paganini il clima musicale è mutato radicalmente e la statura interpretativa di Rimonda ha compiuto un deciso passo in avanti in termini di restituzione virtuosistico-espressiva. Nel Tema e variazioni “Per la Grand Duchessa di Parma”, opera postuma del compositore genovese, e soprattutto ne Le Streghe, op. 8, Rimonda ha mostrato un controllo tecnico saldo, mai fine a sé stesso ma sempre orientato a un’espressività misurata. Il suono, nitido e centrato, ha privilegiato l’articolazione e la varietà timbrica rispetto all’effetto spettacolare del grande virtuoso. Di rilievo l’equilibrio con gli archi, ottimi in ogni sezione. Anche nel celeberrimo Rondò “La Campanella” dal Concerto n. 2, brano conclusivo del programma, il tema e la serie di variazioni hanno trovato un interprete attento più all’espressione che all’effetto. Il Paganini di Rimonda è stato calorosamente accolto dal pubblico della Sala Verdi. Rimonda e la sua Camerata hanno poi concesso due bis: dapprima il Tema e variazioni in re maggiore (1781) di Giovanni Battista Viotti, melodia che sarebbe stata ripresa nel 1792 in Francia e poi utilizzata per l’inno nazionale, La Marseillaise; quindi, come anticipato, la ripetizione della riuscita composizione di Speranza.