LA VERTIGINE DELL’ASSOLUTO A VERCELLI COL PIANOFORTE DI ANNA KRAVTCHENKO

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Ieri sera, sabato 14/03, il Teatro Civico di Vercelli per il ViottiFestival ha ospitato un recital della pianista italo-ucraina Anna Kravtchenko, entrata a soli 16 anni nell’arena del pianismo internazionale, vincendo il primo premio al concorso Busoni del 1992 e affermandosi come una delle soliste più apprezzate dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo. Il programma proposto dalla Kravtchenko era concentrato su due giganteschi protagonisti del Romanticismo ottocentesco; F. Liszt, con la Sonata in si minore S.178e F. Chopin con tre Notturni, op. 27 n.2 in re bemolle maggiore, op.55 n.1 in fa minore, op.9 n.3 in si maggiore e la Sonata n.2 in si bemolle minore op.35.  Nel panorama della grande letteratura pianistica ottocentesca, pochi programmi di concerto riescono a costruire un arco espressivo tanto coerente quanto quello che accosta la Sonata in si minore S.178 di Franz Liszt ai Notturni e alla Sonata n.2 in si bemolle minore op.35 di Fryderyk Chopin. Un percorso che non si limita a proporre capolavori del repertorio, ma scava nell’idea stessa di assoluto romantico: tensione verso l’infinito, vertigine dell’interiorità, drammaturgia del suono. Il titolo del concerto, La vertigine dell’assoluto, trova così una piena giustificazione tanto nella concezione dei brani, quanto nell’interpretazione della pianista Anna Kravtchenko, capace di restituire con straordinaria lucidità tecnica e profondità poetica le diverse dimensioni di questa estetica.Composta nel 1853, la Sonata in si minore S.178 di Liszt rappresenta una delle più radicali innovazioni formali del Romanticismo. In un unico vasto movimento, Liszt costruisce una struttura ciclica nella quale i materiali tematici vengono continuamente trasformati, secondo un principio di metamorfosi che unifica l’intera architettura del brano. È una sonata che vive di contrasti estremi: episodi tempestosi e titanici si alternano a momenti di meditazione quasi estatica, mentre il virtuosismo trascendentale si intreccia con passaggi di lirismo rarefatto.Nell’interpretazione di Anna Kravtchenko, la complessa architettura lisztiana emerge con straordinaria chiarezza. La pianista dimostra un controllo strutturale di grande maturità: le sezioni non appaiono come episodi isolati, ma come tappe di un processo organico. Il suo fraseggio mette in luce l’emergere dei motivi, evidenziandone le trasformazioni con una gestione calibratissima delle dinamiche e del colore timbrico.Dal punto di vista tecnico, Kravtchenko affronta la scrittura lisztiana con una padronanza assoluta della tastiera. Le grandi arcate di ottave e gli arpeggi tempestosi sono sostenuti da un peso del braccio ben distribuito, che evita ogni durezza sonora; i passaggi virtuosistici mantengono una trasparenza sorprendente anche nelle sezioni più concitate. Ma ciò che colpisce maggiormente è la capacità di passare, quasi senza soluzione di continuità, dalla dimensione demoniaca a quella contemplativa: nei momenti lirici il suono si assottiglia fino a diventare pura vibrazione poetica, rendendo tangibile quella tensione verso l’assoluto evocata dal titolo del concerto.Se Liszt rappresenta la vertigine dell’assoluto nella dimensione monumentale e filosofica, Chopin la declina nel territorio dell’interiorità. I Notturni op.27 n.2, op.55 n.1 e op.9 n.3 presentano tre diverse prospettive della poetica chopiniana, nelle quali la cantabilità della linea melodica si intreccia con una raffinata ricerca armonica e timbrica. Anna Kravtchenko affronta questi Notturni con una sensibilità timbrica di rara finezza. Il suo tocco, morbido e profondamente cantabile, restituisce alla linea melodica quella qualità quasi vocale che costituisce l’essenza dello stile chopiniano e raggiunge uno dei suoi vertici proprio nel Notturno op.27 n.2. La gestione del rubato, elemento cruciale in questa musica, appare sempre naturale e organica: la flessibilità del tempo non diventa mai arbitrio, ma nasce dal respiro interno della frase, grazie a cui la Kravtchenko dona un particolare incanto di poetica introspezione al Notturno op. 55 n.1.  Particolarmente notevole è l’uso del pedale, dosato con grande raffinatezza per creare sfumature di colore, senza mai compromettere la chiarezza delle linee. Nei passaggi ornamentali, Kravtchenko dimostra un controllo digitale impeccabile: le figurazioni si dispiegano con leggerezza quasi improvvisativa, mantenendo sempre una perfetta intelligibilità polifonica: una caratteristica, questa, dello stile della pianista italo-ucraina, che le consente di realizzare un’interpretazione del Notturno op.9 n.3 carica di fascino e suggestione.Il percorso chopiniano culmina nella Sonata n.2 in si bemolle minore op.35, una delle opere più drammatiche della letteratura pianistica. In questa sonata l’interpretazione di Kravtchenko rivela tutta la sua capacità di costruire una narrazione musicale coerente. Il primo movimento è scolpito sia nel gesto inquieto e frammentario d’apertura, sia nel secondo tema di intensa cantabilità, con grande tensione drammatica, con un controllo rigoroso delle dinamiche e una chiarezza polifonica che mette in evidenza le linee interne della partitura. Lo Scherzo, affrontato con brillante precisione tecnica, è interpretato da Kravtchenko con la giusta energia ritmica, quasi febbrile, ma è soprattutto nella Marcia funebre che la pianista raggiunge uno dei momenti più intensi del concerto: il tema principale emerge con una gravità austera, sostenuto da un suono ampio e profondamente risonante, di una solennità senza retorica, mentre il limpido ed espressivo fraseggio dell’interprete fa della  sezione centrale un’oasi lirica di struggente bellezza. Nel Finale Kravtchenko rende con impressionante lucidità il carattere fantasmatico della scrittura chopiniana, mantenendo una leggerezza digitale che conferisce al movimento una dimensione quasi irreale, avvolgendo in un’atmosfera spettrale il suo moto perpetuo. Attraverso Liszt e Chopin, il programma del concerto disegna dunque un itinerario nella spiritualità del Romanticismo pianistico. In Liszt l’assoluto si manifesta come grande architettura sonora, come tensione titanica verso una forma totale; in Chopin diventa invece introspezione, canto dell’anima, meditazione sul tempo e sulla memoria. L’interpretazione di Anna Kravtchenko riesce a tenere insieme queste due dimensioni con rara coerenza artistica. La sua tecnica solida e raffinata, unita a una straordinaria sensibilità timbrica e a un’intelligenza strutturale non comune, permette di trasformare il virtuosismo in autentico strumento espressivo. Il risultato è un’esperienza musicale che giustifica pienamente il titolo del concerto: una vera e propria vertigine dell’assoluto, in cui la profondità del pensiero romantico si traduce in pura emozione sonora. Grandissimo il successo ottenuto da Anna Kravtchenko con questo splendido concerto, che ha suscitato un vero turbine di applausi del pubblico. La splendida serata di musica è stata coronata da ben tre strepitosi bis, sulla cui identificazione siamo peraltro incerti: per il secondo azzardiamo l’ipotesi che si trattasse di una sonata di Scarlatti. Un concerto tra i più belli di questa stagione n.28 del ViottiFestival, senz’altro da custodire negli archivi della memoria.