La Czech Philharmonic alla Scala diretta da Semyon Bychkov

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Un successo indubbio quello ottenuto ieri sera dalla Czech Philharmonic diretta da Semyon Bychkov. Un programma con tre importanti brani – la Sinfonia n. 4 di Mendelssohn, il Concerto in Sol di Ravel e Pulcinella di Stravinskij – ha dato corpo a un concerto sinfonico che ha rivelato tutte le qualità dell’orchestra ceca e del noto direttore di San Pietroburgo.

Già dalla celebre Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana” del compositore tedesco, le intenzioni del direttore e la restituzione dei validi strumentisti hanno evidenziato il loro alto spessore interpretativo, giocato non sull’effetto ma sulla qualità coloristica. Un’“Italiana” dal sapore cameristico, delineata nei particolari in ogni sezione orchestrale.
Il successivo Concerto in Sol di Maurice Ravel ha trovato come solista al pianoforte la tedesca Alice Sara Ott – in sostituzione della programmata Beatrice Rana – che ha ottimamente sostenuto la sua parte in piena intesa con la fondamentale componente orchestrale, per un lavoro che molto deve ai colori d’oltreoceano, statunitensi, che il compositore francese apprezzava molto. Il tocco della Ott, limpido e mobile, ha evitato un virtuosismo esibito a favore di timbriche ben appropriate alla felice partitura. Sospeso e quasi irreale, il tempo centrale, Adagio assai, sembrava trattenersi. Incisivo e discorsivo il Presto finale. Applausi calorosi e interessante, nella brevità e profondità, il bis concesso dalla Ott con un toccante e profondo Für Alina di Arvo Pärt. Con Pulcinella di Stravinskij il clima è mutato radicalmente. Qui la Czech Philharmonic ha messo in luce i colori cameristici dell’orchestra, giocando con le articolazioni e con quella leggerezza “antica” reinventata che è il cuore del lavoro. I tre solisti vocali – Stefanie Irányi, Eric Finbarr Carey e Jongmin Park – si sono inseriti con naturalezza nel tessuto orchestrale, dimostrando ottime timbriche e pulizia stilistica.
Bychkov ha mantenuto saldo l’equilibrio tra spirito neoclassico e vitalità ritmica. Applausi finali, convinti e prolungati, certamente meritati.