Una meta per una passeggiata tutta milanese può essere la Chiesa di Santa Maria alla Fonte in Chiesa Rossa. La si può raggiungere percorrendo l’Alzaia Naviglio Pavese verso la periferia per poi passare in via della Chiesa Rossa, sull’altra sponda, percorrendo il ponte che si incontra più o meno all’altezza di via Neera. Oppure si può decidere di restare sulla sinistra del Naviglio, e senza necessità di ponti si incontra la chiesa, un po’ nascosta, essendo di circa 3 m sotto il piano stradale. Si entra passando attraverso un cancello nel bel parco omonimo, dove si trovano due cascinali, uno lasciato a porticato aperto per un piccolo bar-ristoro, con tavolini e sedie, e l’altro adibito a biblioteca; si trova anche una canonica adiacente la chiesa.

L’esterno presenta i caratteri fondamentali dello stile romanico: mattoni a vista (da qui l’aggettivo rossa), tetto a capanna, portale e monofora sulla facciata, campanile (incompiuto), abside diviso in tre parti da lesene, ognuna con una finestrella a tutto sesto.


All’interno, a navata singola, gli affreschi trecenteschi dell’abside, delle pareti e della controfacciata risultano gravemente danneggiati – anche a causa di restauri sbagliati negli anni ‘50 – e in maggioranza poco visibili. È un vero peccato, perché in parte erano di scuola giottesca, quindi particolarmente preziosi.


Resti archeologici sono osservabili grazie a lastre di vetro sul pavimento.
La sua storia è interessante e merita di essere conosciuta.
Già alla fine del X secolo un documento cita sul luogo la Basilica Mariae ad Fonticulum, edificata sulle fondamenta di un sacello paleocristiano. La località si chiamava infatti Fonticulum o Fontegium: il territorio era ricco di risorgive e ben coltivabile. Nel XII secolo vi fu costruito accanto un monastero di monache benedettine.

Nel 1117 il terremoto di Verona, con epicentro della prima scossa -il 3 gennaio – collocabile appunto nella campagna veronese, con magnitudo stimata pari a 6.8, fu seguito da altre forti scosse fino a dicembre anche nella pianura presso Cremona e Milano; fu avvertito in una zona molto vasta e provocò circa 30.000 morti e danni ingenti pure a notevole distanza. La chiesa di Santa Maria alla Fonte ne ricavò pesanti lesioni strutturali e fu ricostruita pochi anni dopo in forme romaniche.

Seguirono alterne vicende (la calata del Barbarossa, la guerra tra la Lega Lombarda e Federico II di Svevia) da cui derivarono ulteriori danni e successivi restauri, compresa la decorazione dell’interno con affreschi nel 1333, grazie alla badessa Maria De Robacarri. Ma fu la costruzione del Naviglio Pavese, all’inizio del XVII secolo, a creare gravi problemi.

I lavori approvati dal re di Spagna Filippo II e dai governatori spagnoli furono inizialmente progettati dall’ingegnere idraulico-architetto-pittore Giuseppe Meda (1534 – 1599). Prevedevano un naviglio collegato da Milano al già esistente Navigliaccio, costruito nel 1365 tra Binasco e Pavia come canale d’irrigazione che doveva portare acqua al parco del castello visconteo.
Nello stesso periodo, nel 1603, fu costruita la Darsena come vero porto di Milano, su quello che era il laghetto di Sant’Eustorgio. Il Naviglio Grande, immissario, era già da secoli un canale navigabile, e la rete dei navigli si stava estendendo. Arrivando l’acqua del Naviglio Pavese – emissario della Darsena – al Ticino, affluente del Po, si poteva affermare che tramite questo canale Milano veniva collegata al mar Adriatico!
Lo scavo seguiva la strada maestra di collegamento tra Milano e Pavia e portò purtroppo alla separazione fisica tra monastero e chiesa; fino a quel momento le suore benedettine, che erano state unite alle agostiniane da Bonifacio VIII, si erano occupate, seppure parzialmente, della cura del luogo e dell’edificio, che fu dunque quasi abbandonato.
La conca di via Chiesa Rossa, un po’ più a sud, fu costruita nel 1601 su calcoli errati per il salto dell’acqua (Conca Fallata) e all’epoca i lavori furono interrotti, per essere ripresi solo nel 1773 sotto Maria Teresa d’Austria. Nel 1783 si verificò un’inondazione della chiesa da parte dell’acqua del Naviglio, le cui opere di ampliamento avevano portato sotto il livello stradale l’edificio, che fu poi suddiviso in due piani con un nuovo ingresso. Nel 1798 il monastero fu soppresso. Il declino fu rapido.

Dopo la chiusura nel 1866 per le pessime condizioni in cui si trovava, Santa Maria alla Fonte fu restaurata e riaperta nel 1894; nel 1928 fu dichiarata “Monumento nazionale” e nel 1960 divenne di proprietà del Comune di Milano. Ulteriori lavori di restauro iniziarono nel 1966 ma furono interrotti a seguito di scoperte d’interesse archeologico (resti sottostanti di una domus romana e del sacello con mosaici). Seguirono anni di abbandono e di degrado, che portarono alcuni cittadini a costituire il Comitato Cascina Chiesa Rossa che richiedeva con forza la ripresa dei lavori e la riapertura. Solo nel 2000 la situazione si sbloccò, consentendo di concludere tre anni dopo le opere di ripristino. Attualmente Santa Maria alla Fonte è affidata ai Frati Minori Cappuccini.

Purtroppo, sul lato sinistro della facciata è stato unito un alto muro di cemento, verso la strada, che prosegue fino al cancello d’ingresso e serve da appoggio a una fontana, pure circondata da un muro che quasi impedisce di vedere l’acqua al suo interno. L’insieme è più simile a una muraglia grigia piuttosto squallida, esteticamente fastidiosa.

La si potrebbe migliorare ricoprendola completamente con un rampicante come edera o vite del Canada; e perché non pensare anche a ingentilire il tutto con piante fiorite, alla base del muro, togliendo le piastrelle della pavimentazione e creando una striscia di terreno adatta? A fianco del portone una statua in bronzo mostra una figura femminile inginocchiata in atteggiamento di preghiera, e sembra proprio chiedere a tutti di conservare e abbellire questo luogo, testimone di pietra di secoli di storia milanese.



