JACK VETTRIANO al Palazzo della Permanente di Milano

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Fino al 25 gennaio è possibile visitare, alla Permanente di via Turati, un’interessante mostra che segue di poco la prima esposizione in Italia, al palazzo Pallavicini di Bologna: si tratta di opere del pittore scozzese Jack Vettriano (1951 – 2025), nome d’arte di Jack Hoggan, artista recentemente scomparso, poco considerato dalla critica ufficiale ma di notevole successo di pubblico, in particolare negli Stati Uniti, in Sudafrica, in Inghilterra, a Hong Kong, dove numerose sono state le exhibitions a lui dedicate. Diversi suoi quadri sono stati venduti a cifre molto alte (nel 2004 l’originale di The Singing Butler, riportato nel poster della mostra , è stato battuto all’asta da Sotheby’s per quasi 745.000 sterline); e parecchi suoi soggetti sono tuttora utilizzati come riproduzioni per biglietti di auguri, copertine di libri e molto altro. È stato insignito dell’onorificenza OBE (Officer of the Order of the British Empire) dalla regina Elisabetta II.

Vettriano era impiegato nelle miniere di carbone, come il padre e il nonno materno, ciociaro emigrato in Scozia, e si dedicò alla pittura da autodidatta, dopo aver ricevuto in regalo, per il suo ventunesimo compleanno, pennelli e acquerelli. Il suo successo artistico, dal punto di vista commerciale, ebbe inizio nel 1988, quando due sue opere esposte alla Royal Scottish Academy di Edimburgo furono vendute immediatamente a un ottimo prezzo.

Presto ebbe inviti presso gallerie d’arte, non solo britanniche, e le vendite continuarono. Negli Stati Uniti i suoi lavori furono subito molto richiesti: l’attore Jack Nicholson è uno dei più noti collezionisti di Vettriano.

I soggetti e i temi scelti dall’artista sono in effetti in sintonia con i gusti di buona parte della borghesia e dei ceti benestanti, che desiderano utilizzare dipinti contemporanei anche come elementi d’arredo delle loro residenze: colori decisi evidenziano figure femminili, a volte in situazioni erotiche, in coppia, in gruppi di persone, sulla spiaggia o in un caffè o durante un ballo.

Richiami a film, a situazioni cinematografiche, ad attori e attrici sono frequenti, anche per la scelta dei titoli assegnati alle opere. Spesso si riconosce l’ispirazione a Edward Hopper e al realismo americano; tuttavia Vettriano sottolinea, in alcuni particolari, un “non detto” che può essere colto e interpretato liberamente da chi osserva il quadro, e che rende l’opera intrigante e simbolica.

Il tempo, la solitudine, l’attesa, l’incontro, l’amore, sono tematiche comuni, legate a una forma di esplorazione dell’animo umano, delle emozioni, delle relazioni, svolta però con pudore e riserbo.

Insieme a qualche olio su tela e ai lavori su carta museale (in maggioranza), sono esposte belle fotografie di Vettriano, ripreso nel suo studio di Londra dall’ottimo fotografo bolognese Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del Sunday Times per più di trent’anni.

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