Irina Kravchencko e Matteo Ronchini al MaMu–Magazzino Musica

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Al MaMu – Magazzino Musica di via Soave 3 a Milano, il concerto denominato Voci femminili nel primo ’900, tenutosi oggi, era dedicato alle musiche di Rebecca Clarke e Henriette Bosmans ed era affidato a due ottimi interpreti: la pianista moscovita Irina Kravchencko e il violoncellista Matteo Ronchini.

Due pagine cameristiche che testimoniano la ricchezza espressiva della scrittura per violoncello e pianoforte della prima metà del Novecento realizzata da due compositrici: la prima, Rebecca Clarke, inglese ( statunitense di adozione) e di maggiore notorietà; la seconda, Henriette Bosmans, olandese. La Rapsodia per violoncello e pianoforte di Clarke, composta negli anni Venti del Novecento (1923), si sviluppa in una forma libera e fluida, alternando momenti di intensa cantabilità a passaggi più agitati e virtuosistici. Il dialogo tra i due strumenti è costante ed entrambi presentano situazioni virtuosistiche, ottimamente espresse dai due protagonisti. La tensione emotiva, costante nel corposo lavoro – un movimento unico di oltre venti minuti – rivela un brano di eccellente qualità e piuttosto personale nella ricchezza delle idee. Diversa per impostazione, ma altrettanto intensa, è la Sonata in la minore di Bosmans, composta nel 1919, articolata in una scrittura più strutturata e saldamente ancorata alla tradizione tardo-romantica. In questa pagina il linguaggio armonico, pur radicato nella tradizione, si apre a inflessioni e tensioni tipiche del primo Novecento, creando un equilibrio tra slancio lirico e costruzione formale.
Nell’interpretazione di Matteo Ronchini e Irina Kravchencko, certamente di notevole valore estetico, il rapporto tra violoncello e pianoforte è emerso come un dialogo continuo e paritario in entrambi i brani, capace di mettere in luce la varietà di atmosfere e la finezza espressiva delle due composizioni, pagine che meriterebbero di entrare stabilmente nei programmi delle migliori sale da concerto.Applausi calorosi e un bis romantico, sempre al femminile, con il brano Solitude della compositrice francese Rita Strohl (1865–1941), vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento.