Capita di rado di ascoltare, nell’arco di quarantotto ore, due pianisti straordinari: mercoledì il giovane ventiquatrenne russo Alexander Malofeev in Conservatorio, ieri sera la più internazionale delle pianiste italiane, la leccese Beatrice Rana, in recital alla Scala.
La virtuosa, spesso presente a Milano, ha voluto impaginare un programma ricco di contrasti, accostando i russi Prokof’ev e Čajkovskij a Debussy. Un programma in cui l’estrema lucidità pianistica non cerca mai l’effetto fine a se stesso. Alternando situazioni forti, incisive e talvolta percussive in Prokof’ev, al suono ricercato e spesso tenue di Debussy e Čajkovskij, Rana ha rivelato una sorprendente capacità di “pesare” il suono, di adattarlo ai diversi compositori restituendo personalità musicali nettamente differenziate, e di riflettere sulla musica attraverso un’immedesimazione assoluta che rivela una maturità ormai pienamente raggiunta.
I quattro brani iniziali, una selezione dai Dieci pezzi per pianoforte da “Romeo e Giulietta” di Prokof’ev, hanno rivelato da subito la forza espressiva dell’interprete, a partire da Montechi e Capuleti. Il passaggio alla delicatezza e al nitore espressivo del Libro II dei Douze Études di Claude Debussy è stato indicativo della duttilità di Rana nel cambio di stile. Le meravigliose “impressioni” del compositore francese, da Pour les degrés chromatiques a Pour les accords, insieme agli altri quattro brani centrali, una sorta di ricerca virtuosistica digitale che esprime una purezza di colori impressionante, sono state definite da Rana in mille sfumature. Ottime anche le luminosità e i virtuosismi dei tre brani – Marcia, Danza della Fata Confetto e Intermezzo da Lo Schiaccianoci di Čajkovskij – nella trascrizione di Mikhail Pletnev.Il brano conclusivo del programma ufficiale, la Sonata n. 6 in la maggiore op. 82 di Sergej Prokof’ev, ha impressionato per forza espressiva: un’interpretazione degna della migliore scuola russa, capace di rendere questo concerto memorabile. Applausi calorosissimi in una Scala stracolma di appassionati.
Due splendidi bis concessi: di Scriabin l’Étude op. 2 n. 1 – celebre nella lettura di Horowitz – e ancora un’Étude di Debussy, la n. 6 Pour les huit doigts.