Al Conservatorio di Milano il Quartetto Ébène ha tenuto un concerto organizzato dalla Società del Quartetto, dedicato interamente a Beethoven.
Inseriti nel progetto dell’integrale dei quartetti beethoveniani, il Quartetto n. 2 in sol maggiore op. 18 n. 2 (1798-1800), il Quartetto n. 16 in fa maggiore op. 135 (1826) e il Quartetto n. 14 in do diesis minore op. 131 (1825-1826) –nell’ordine scelto per l’esecuzione – hanno rivelato le alte qualità di una formazione che, sin dalla vittoria nel 2004 del Concorso Internazionale dell’ARD di Monaco di Baviera, seguita da una lunga serie di riconoscimenti internazionali, appartiene a pieno titolo alle migliori compagini cameristiche del panorama mondiale.
I quattro interpreti francesi sono Pierre Colombet e Gabriel Le Magadure ai violini, Hélène Clément – in sostituzione di Marie Chilemme- alla viola e Yuya Okamoto al violoncello. L’approccio quartettistico, sostenuto dall’uso di quattro strumenti Stradivari o di svuola stradivariana, è risultato esemplare per coesione e equilibrio timbrico, fino a dare l’impressione di un unico organismo sonoro, grazie alla costante attenzione reciproca nel cogliere e restituire gli elementi unitari che attraversano le tre grandi composizioni beethoveniane.
I timbri, mai esuberanti ma sempre di grande raffinatezza, si sono imposti per la sobrietà delle dinamiche – pur ricche di contrasti – e per una tecnica impeccabile, priva della minima sbavatura. Il risultato complessivo è apparso sorprendente per precisione formale e intensità espressiva. Lo scarto cronologico tra l’op. 18 n. 2 e gli altri due quartetti, appartenenti all’ultimo periodo creativo di Beethoven, è stato evidentemente pensato per mettere in luce i profondi mutamenti del linguaggio compositivo all’interno del ciclo dei sedici quartetti. Ultimo in programma, il Quartetto n. 14 op. 131, il più ampio e complesso della serata, articolato nei suoi sei movimenti, spesso senza soluzione di continuità, si è imposto come un lavoro di straordinaria ricchezza inventiva. Il Presto, quinto movimento, eseguito con travolgente efficacia, e il finale – in cui un Andante introduce l’Allegro conclusivo – hanno condotto a una definizione interpretativa di livello davvero superlativo. Applausi calorosissimi da parte del numeroso pubblico presente in Sala Verdi per i quattro protagonisti della serata.