Home Musica Il pianista Yefim Bronfman al Teatro alla Scala
È tornato alla Scala il pianista israeliano, nato però a Tashkent (oggi in Uzbekistan), Yefim Bronfman, solista di fama internazionale spesso presente anche in importanti formazioni cameristiche con strumentisti che hanno fatto la storia dell’interpretazione. L’impaginato, di taglio classico tra Otto e Novecento, prevedeva brani di Schumann, Brahms, Debussy e Prokof’ev.
Partendo dalla celebre Arabeske op. 18 di Robert Schumann, interpretata con buona linearità espositiva e di chiaro nitore espressivo, Bronfman è passato poi a una pagina di ampia corposità di Johannes Brahms: la terza e ultima delle Sonate pianistiche, tutte composte in età giovanile, la Sonata n. 3 in fa minore op. 5, terminata nel 1853 quando il compositore amburghese aveva soltanto vent’anni. I cinque movimenti che la compongono possiedono anche un autonomo significato, al punto che la Sonata sembra quasi configurarsi come una sorta di unione di cinque brani distinti. Pur riconoscendo già in molti passaggi il linguaggio tipico brahmsiano, si riscontra ancora una evidente influenza dei compositori precedenti; nondimeno la portata dell’architettura musicale risulta già matura e di ottimo livello. Bronfman ne ha fornito un’interpretazione solida, con grande padronanza della tastiera nella restituzione delle linee melodico-armoniche, con dettagli ben evidenti in un’esecuzione talvolta però un poco di maniera. Non comprensibili gli applausi di non pochi spettatori al termine di ogni movimento.
La seconda parte del concerto prevedeva dapprima Images, seconda serie, di Claude Debussy, e quindi la più eseguita delle Sonate di Sergej Prokof’ev, la n. 7 in si bemolle maggiore op. 83, che si conclude con il celebre Precipitato.Il Debussy di Bronfman ci è apparso di elevata statura espressiva: ben cesellato, con ampie differenziazioni dinamiche pur entro volumetrie limitate ma raffinate. Un Debussy di qualità, ricco di dettagli. La Sonata conclusiva di Prokof’ev è stata pienamente all’altezza del grande compositore, con una restituzione non solo accurata ma anche ricca di contrasti, con cesellature chiarissime e sempre riconoscibili. Il Precipitato finale è risultato decisamente nitido anche nei frangenti conclusivi, dove le volumetrie diventano corpose e di notevole estroversione.
Un concerto applauditissimo in una Scala colma di appassionati. Due i bis concessi da Bronfman, entrambi di estrema qualità: prima Ottobre dalle Stagioni di Čajkovskij, poi uno strepitoso Paganini-Liszt con lo Studio n. 2. Ancora applausi, pienamente meritati.