Il pianista-direttore Sunwook Kim e l’Orchestra Sinfonica di Milano per Beethoven e Rimskij-Korsakov

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Un concerto particolarmente riuscito quello di ieri sera in Auditorium con l’Orchestra Sinfonica di Milano, per l’occasione diretta da Sunwook Kim, interprete salito alla ribalta internazionale dapprima come pianista, dopo la vittoria, a soli diciotto anni, del prestigioso Leeds International Piano Competition nel 2006.

Ieri, nella doppia veste di pianista-direttore, lo abbiamo ascoltato alle prese con il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in sol maggiore op. 58 di Beethoven e poi sul podio per il poema sinfonico Sheherazade op. 35 di Rimskij-Korsakov: due brani celebri che mettono in risalto timbriche e concezioni sonore profondamente differenti.
Le qualità, sia pianistiche sia direttoriali, del trentottenne sudcoreano, nato a Seul e residente a Londra, sono emerse con evidenza soprattutto in Beethoven, anche grazie all’ottima risposta della compagine milanese. Il taglio classico, dettagliato e ricco di sfumature della parte solistica si è rivelato perfettamente in sintonia con una direzione energica e precisa. Kim ha mostrato di aver assimilato ogni frangente del concerto, restituendone una lettura profondamente interiorizzata, che gli consente di mantenere una notevole concentrazione anche nella conduzione dell’orchestra. Ne è scaturita un’interpretazione complessivamente unitaria, di grande qualità nella miscelazione coloristica. Un pianista che meriterebbe di essere ascoltato anche in un recital solistico, come suggerito dal bis – il movimento centrale della Sonata “Patetica”, ancora di Beethoven – eseguito con misura e intensità. Applausi calorosissimi.
Ottima anche la resa della successiva Sheherazade di Rimskij-Korsakov, pagina che trova nella sontuosa orchestrazione il suo punto di forza, ma che vive anche nei numerosi episodi solistici. La parte violinistica principale è stata sostenuta con grande efficacia da Luca Santaniello, storica spalla dell’Orchestra Verdi, oggi Sinfonica di Milano: notevole la qualità del suono, ricco e corposo in tutti i registri, così come la cura nei passaggi solistici. Convincente anche il contributo del primo violoncello e di diversi fiati solisti, tutti protagonisti di interventi ben rifiniti.
L’interpretazione di Sunwook Kim, insieme ai bravissimi orchestrali, è risultata grintosa, compatta ed efficace. Ancora applausi calorosi. Domenica alle 16.00 la replica, decisamente da non perdere.