Molto particolare, di grande forza emotiva, il film diretto nel 2025 dalla pluripremiata regista cinese, naturalizzata statunitense, Chloé Zhao, pseudonimo di Zhao Ting (classe 1982), che insieme all’autrice del romanzo da cui è tratto il lavoro, la nordirlandese Maggie O’Farrell, ne ha anche curato l’eccellente sceneggiatura.

Hamnet è una variante di Hamlet: ed è il nome che viene dato a un bimbo nato, insieme alla gemella Judith, nelle campagne inglesi di fine ‘500, nei pressi di Stratford-upon-Avon, dalla giovane coppia costituita da Agnes e Will, già genitori della piccola Susanna. Il padre di Will (Paul Mescal) si chiama John (David Wilmot) ed è un commerciante di pellami. Bastano già questi pochi elementi anagrafici per identificare nella coppia Anne Hathaway (a volte Agnes nei documenti) e William Shakespeare, il Bardo, ossia il poeta e il cantore dell’animo umano per eccellenza, il drammaturgo considerato tra i più grandi di tutti i tempi.

Al centro della storia narrata è comunque, indiscutibilmente, Agnes (Jessie Buckley, Oscar 2026 come miglior attrice protagonista): nella splendida scena iniziale, la si vede dormire rannicchiata in posizione fetale, in una foresta, ai piedi di un albero secolare, quasi abbracciata da una grossa radice, vicino all’ingresso buio di una grande e misteriosa tana.

Appare come potente figura ancestrale, e la gente del paese mormora che sia figlia di una strega. Conosce le piante medicinali, le usa per fare impacchi e impiastri curativi. Sa richiamare un falco in volo, che scende al suo fischio e le si posa sul guanto di cuoio. È bella e sagace, e Will s’invaghisce di lei, ricambiato. Shakespeare sposò Anne nel 1582, quando lui aveva diciotto anni e lei ventisei. Ed ecco la nascita della primogenita nella foresta, la travagliata nascita dei gemelli, il trasferimento del poeta a Londra, dove può comporre e mettere in scena i suoi primi lavori.


Momenti felici e sequenze bucoliche si susseguono, fino all’inaspettata tragedia: Hamnet (Jacobi Jupe), undicenne, che già s’immaginava col padre a recitare sul palco nelle vesti di un coraggioso guerriero, muore, forse di peste, contagiato da Judith (Olivia Lynes), che invece sopravvive, convinta che il fratello l’abbia salvata scambiandosi con lei e ingannando la Morte.

È il 1596, la famiglia Shakespeare perde l’unico figlio maschio ed è devastata dal lutto. Straziante e molto commovente la scena in cui Agnes vede il bimbo morirle tra le braccia, e urla con le stesse grida che aveva emesso durante il parto mentre Hamnet nasceva. La madre di Will (la bravissima Emily Watson), le ricorda di aver perso ben tre figlie bambine, e aggiunge che un genitore deve sempre aspettarsi che la vita di un figlio possa finire, e con lui i suoi sorrisi, i suoi giochi, le sue speranze; non deve mai dimenticare che nulla è scontato, e non si può impedire che il destino si compia.
Will, tornato in fretta da Londra, non ha fatto in tempo a salutare Hamnet un’ultima volta e questo ha creato una frattura con Agnes, che non riesce a trovare consolazione. Il dolore per la perdita è insopportabile.

Sarà infine la tragedia di Hamlet, Prince of Denmark, rappresentata al teatro Globe di Londra nel 1602 – e forse scritta da Shakespeare, tra il 1599 e il 1601, proprio come catarsi del suo dramma interiore – a riportare la luce sul viso di Agnes, confusa tra gli spettatori e quasi incredula di quanto sta avvenendo.

Rivede il figlio nel giovane attore biondo che sta recitando, gli stringe la mano, è vivo. Sul palco, dove Hamlet-Hamnet (Noah Jupe, fratello di Jacobi) ha incontrato il fantasma di suo padre (interpretato dallo stesso Shakespeare), assassinato dal fratello e spirito inquieto, è presente un’apertura scura nel fondale, tra gli alberi di una foresta dipinta. Da qui entra ed esce lo spettro. È uguale all’ingresso della tana presso la quale Agnes amava trovarsi, e dove ha partorito la primogenita; è forse la porta dell’Ade, da cui invano Orfeo cercò di far riemergere Euridìce?… Morire…dormire…sognare, forse, dice Hamlet. Il resto è silenzio.
Intensa ed emozionante la recitazione della Buckley, che spicca nell’ottimo cast. Da non perdere.


