A poche ore da Milano, in Francia, si trova la città capoluogo del Delfinato, nota come “Capitale delle Alpi”: è Grenoble, l’antica Gratianopolis romana, circondata da vette alpine, alla confluenza dei fiumi Isère e Drac. Abbiamo deciso di raggiungerla a Capodanno, per una visita di qualche giorno, e la scelta si è rivelata molto felice. Partendo col Flixbus alle 10:15 dalla fermata MM di Lampugnano siamo giunti alle 16 circa.

L’hotel da noi prenotato tramite Booking, il Campanile Grenoble Centre Gare (con buon rapporto qualità/prezzo), è davanti alla stazione ferroviaria, quindi davvero a due passi dalla piazzola d’arrivo dei Flixbus. L’ottima posizione dell’albergo, con ingresso in Avenue Felix Viallet, vicino al Politecnico e all’Istituto universitario di Tecnologia, ci ha consentito di muoverci sempre agevolmente a piedi per la visita della città, realmente “a misura d’uomo”, attraversata anche da ciclabili sicure e spaziose; il centro storico è a circa dieci minuti di cammino. Nel quartiere si trovano numerosi café, perfetti per il petit dèjeuner, e ristoranti, tra i migliori di Grenoble per la cucina tradizionale, con piatti squisiti come il gratin dauphinois e i ravioles du Royans.

Le giornate soleggiate ci hanno permesso di compiere lunghe passeggiate senza soffrire particolarmente il freddo; dopo il tramonto però la temperatura è sempre scesa sotto lo zero, fino a -5 °C. Fontane e vasche ghiacciate erano frequenti testimonianze del gelo notturno! Non è raro poi, in questa stagione, incontrare per strada passanti (perfino ciclisti!) con scarponi e sci sulla spalla, pronti a percorrere in treno o in pullmann pochi chilometri per raggiungere piste innevate. Chamrousse, per esempio, a 1700 m di quota, facilmente accessibile da Grenoble, è una rinomata stazione sciistica. Ben 1000 km di piste e quasi 300 impianti di risalita, nei dintorni della città, la rendono certo molto apprezzata dagli amanti degli sport invernali.

Seguendo la bella Avenue Alsace Lorraine (si può anche prendere il tram, se non si desidera camminare), dopo aver attraversato il Cours Jean Jaurès e il Boulevard Gambetta, eccoci in un’elegante piazza quadrata e alberata, Place Victor Hugo: da qui si entra nel quartiere più antico, con la chiesa di St-Louis, consacrata nel 1699 e poi rimodernata, davanti a edifici dalle facciate interessanti. Più avanti si può entrare nella Cattedrale di Notre-Dame, sulla piazza omonima. Fondata nel XII-XIII secolo e più volte rimaneggiata, con una torre-campanile e un porticato, è unita alla chiesa di St-Hugues.

Al suo fonte battesimale, nell’agosto 1652, si ritrovò, in veste di padrino, il grande Molière. E qui fu battezzato, il 24 gennaio 1783, il cittadino più illustre di Grenoble, Marie-Henry Beyle (1783 -1842), noto come Stendhal.

La sua casa natale era nei pressi, in Rue des Vieux Jésuites, oggi Rue Rousseau, al numero 14. Rimasto orfano di madre a soli sette anni, fu il nonno materno, Henri Gagnon, medico e illuminista, di vasta cultura, abitante in una grande casa in place Grenette, a sostenerlo nei suoi interessi, inizialmente di matematica; e a sedici anni Stendhal lasciò Grenoble per Parigi, per poi spostarsi a Digione, Ginevra, Milano. Esperienze e viaggi furono altamente formativi per colui che sarebbe diventato uno dei più importanti scrittori del Romanticismo.

Interessante la visita al Musée Ancien Évêché, nell’antico Palazzo dei Vescovi, con reperti che ricostruiscono la storia della popolazione del territorio fin dalla Preistoria; nel sotterraneo si trovano i resti di un battistero del IV-VI secolo.

Nella piazza si erge una grandiosa fontana del 1897, detta “des Trois Ordres”, scolpita da Henry Ding; è un monumento, in marmo di Carrara, commemorativo degli eventi pre-rivoluzionari del 1788 a Grenoble. Raffigura Nobiltà, Clero e Terzo Stato, ossia i tre ordini dell’Ancien Régime: tre uomini in piedi in cima a una colonna, con le braccia alzate e gli sguardi rivolti nella stessa direzione. Gli originali grifoni e tritoni in bronzo furono fusi nel 1942 e sono stati sostituiti nel 1957.

A breve distanza, si raggiunge il moderno Musée de Grenoble, vasto e assolutamente da visitare per le sue preziose collezioni che ne fanno uno dei più interessanti d’Europa. Le sezioni, divise per periodo, espongono opere e capolavori di artisti come de Zurbaran, Rubens, Ingres, Canaletto, Monet, Gauguin, Matisse, Modigliani, Chagall, Picasso e molti altri.


Importanti le sale dedicate all’arte contemporanea. Attualmente è chiusa la sezione di archeologia, riguardante soprattutto l’antico Egitto, per un progetto di ammodernamento in corso. È presente una mostra temporanea, fino al 19 aprile, ossia la bellissima “Graphic Epics: Bande dessinée, comics, manga”, con più di 400 tavole di circa 200 artisti europei, americani e giapponesi, comprendenti fumetti straordinari, disegni, bozzetti, dall’inizio del ‘900 fino ai giorni nostri.

Non è più possibile, invece, ammirare le originalissime opere della scultrice polacca Alina Szapocznikow (1926 -1973), in quanto la mostra “Langage du corps” è terminata il 4 gennaio: per noi che siamo riusciti a vederla è stata davvero una notevole scoperta!


In tarda mattinata, il cielo sereno ci ha invogliato a salire alla Bastille, una fortezza del XIX secolo – in realtà mai usata per scopi militari – completata nel 1847, che domina Grenoble su un’altura a quota 476 m, dall’altra parte dell’Isère.

Ci siamo quindi messi in coda per prendere la teleferica, o meglio le cosiddette bulles (“bolle”), cabine sferiche vetrate che, ravvicinate a gruppi di cinque, salgono rapidamente percorrendo in circa tre minuti più di 260 metri di dislivello. Costruita nel 1934, la teleferica è stata rimodernata nel 1976. La stazione di partenza è sul Quai Stéphane Jay e il biglietto intero A/R costa 9.60 euro. Vale sicuramente la pena utilizzarla, almeno all’andata, in quanto il tragitto è piacevole e consente di godere di una bella vista sul fiume, la città e le montagne circostanti. Da tener presente però che la Télephérique ora resta chiusa per un mese, per la manutenzione annuale: riaprirà il 7 febbraio 2026.

In alto, terrazze panoramiche con pannelli esplicativi consentono di riconoscere gruppi montuosi e luoghi di Grenoble. In fondo alla valle dell’Isère, sulla sinistra, è possibile scorgere il Monte Bianco! Di fronte, il massiccio della Chartreuse, con il monte Saint-Eynard, e quelli di Ferrouillet, d’Allevard, della Belledonne.


Anche dalla Bastille si possono scegliere alcune mete interessanti, seguendo sentieri e indicazioni. Noi abbiamo visitato il Musée des Troupes de Montagne, dedicato ai “cacciatori alpini”, detti Diavoli Blu, soldati specializzati nella guerra di montagna, a partire dal 1888; è all’interno del Forte, ed è diventato un luogo di memoria.

Ci siamo poi cimentati nell’attraversamento di una galleria rocciosa, un tunnel di circa 200 m in cui si entra scendendo per un po’, detto Grottes de Mandrin, con gradinate piuttosto ripide; le leggende locali vogliono che il luogo fosse utilizzato nel ‘700 da banditi – come appunto il brigante Louis Mandrin – per nascondersi. È illuminato, seppur fiocamente, e consente di compiere un giro ad anello di circa mezz’ora.

In quartieri più periferici della città abbiamo poi percorso un interessante itinerario, per ammirare grandi murales: Grenoble è infatti sede, dal 2015, dell’annuale Street Art Fest Grenoble-Alpes, e i lavori vengono conservati.

Non sono certo da confondere con i deturpanti e insignificanti graffiti che imbrattano muri e saracinesche: e purtroppo pure Grenoble ne ha molti, associati in alcuni punti a un certo degrado. I murales sono invece spettacolari opere d’arte urbana (attualmente poco più di 300), assolutamente da vedere.
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Dal link si può scaricare una brochure con la mappa delle posizioni per costruirsi un cammino ad hoc, altrimenti si può semplicemente passeggiare nei quartieri Championnet (Rue Génissieu, Rue des Bergers), De Bonne (Rue Augerau, Rue François Raoult), Berriat-Saint Bruno (Cours Berriat), ma anche nel centro storico, per scoprirne parecchi e stupirsi…


Uno di questi murales, il bellissimo “Rose Girl” dello statunitense Shepard Fairey, detto Obey Giant, creato per la 5^ edizione del festival, nel 2019, si trova nei pressi del Parc Paul Mistral, la più ampia area verde cittadina. Qui si ricordano le Olimpiadi invernali del 1968, grazie anche ad alcune strutture rimaste, come il braciere olimpico, dove fu portata la fiaccola accesa ad Atene, e il Palais des Sports, ossia lo “Stadio del ghiaccio”, dove si svolsero le gare di pattinaggio e di hockey sul ghiaccio. Vi si erge anche una torre di 92 m, la Tour Perret, ora in restauro, che all’epoca della sua costruzione (1925) era l’edificio in cemento più alto d’Europa.


Una visita particolare ha riguardato un museo di arte contemporanea, Le Magasin (CNAC), in esplanade Andry Farcy.

Fino al 5 aprile è visitabile la mostra Parodie, la prima grande esposizione in Francia di Julie Béna, artista quarantatreenne che attualmente lavora tra Praga e Parigi. In diverse sale sono riunite sue opere (video, film, sculture, disegni, installazioni) create dal 2015 a oggi, dove realtà e fantasia, identità doppie e misteriose, simboli e archetipi si mescolano continuamente.

Il personaggio di “Dirty Shirley”, una caricatura grottesca di Shirley Temple, è lo spunto per una sorta di viaggio allucinante tra figure clownesche, pupazzi, marionette, esseri alieni, in un mondo inquietante e ambiguo, dove la domanda “Chi è Dirty Shirley?” non avrà mai risposta.

Prima di lasciare Grenoble abbiamo attraversato l’Isère per passeggiare, ai piedi della Bastille, tra case color pastello, sulla sponda del fiume, ritornando poi nel centro storico per passare in due storiche piazze: Place Saint-André, con la bella Collegiale del XIII sec. accanto all’antico Palazzo del Parlamento (XVI sec.), sede del Palazzo di Giustizia dal 1800 al 2002, e Place Verdun, ex Piazza d’Armi, con la Prefettura.

Molto piacevole uno spazio ricavato da un chiostro, (Cour Marcel Reymond), dove, tra vivacissimi murales e poster ci si può sedere a prendere piatti e bevande a tavolini gialli, rossi e blu su seggiole altrettanto variopinte.

Infine, una visita all’imponente Basilica del Sacro Cuore, a pochi metri dalla stazione: costruita tra il 1920 e il 1954 in stile neogotico, riceve luce da grandi vetrate colorate.

E luce e colori ci hanno sempre accompagnato – immersi anche nell’aria di montagna – lungo le strade di questa città, che merita senz’altro una visita non frettolosa. Au revoir, Grenoble!



