GRANDE SUCCESSO A NOVARA DEL PRIMO CONCERTO DEL 2026 DEI SABATI DEL CANTELLI

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I Concerti del sabato, organizzati dal Conservatorio Cantelli di Novara, hanno inaugurato il 2026 nel pomeriggio del 10 gennaio, con un concerto che ha avuto come strumento protagonista l’organo in ruolo solistico e in trio con violino e violoncello. A suonarlo è stato chiamato Massimo Gabba (n.1973), assai noto per la sua intensa attività concertistica, con la partecipazione ai più importanti festival d’organo internazionali, nonché per il gran numero d’incisioni discografiche, soprattutto di autori dell’età romantica, di cui è considerato uno specialista in Italia. Attualmente è docente di organo presso il Conservatorio Cantelli di Novara. L’impaginato del concerto prevedeva due brani, il primo dei quali era il Preludio e Fuga in la minore BWV 543, di J. S. Bach. Il valore d’interprete di Gabba è risaltato già nella sezione toccatistica del pezzo, ove, nella impeccabile gestione delle due tastiere, della pedaliera e dei registri, sono esaltati il vario gioco degli arpeggi iniziali della mano destra, l’incalzarsi degli arabeschi in cui si trasforma il tema principale e il flusso melodico, quasi motus perpetuus, che ne scaturisce.
La fine sensibilità per le nuances timbriche della partitura e per le dinamiche rende al meglio l’andamento irregolare e molto vario nel ritmo, caratteristico di questa Toccata, nonché le screziature cromatiche, presenti in particolare all’inizio. La Fuga a tre voci, con la sua complessa architettura di tema principale, soggetti e controsoggetti, ha messo alla prova il raffinato virtuosismo di Gabba, nella limpidezza dell’andamento contrappuntistico e, sul piano espressivo, nell’intensità del crescendo che attraversa, come un impulso irrefrenabile, l’intera fuga, per poi andare a schiantarsi, nella conclusione, in una soluzione armonica stranissima all’orecchio dell’ascoltatore, che viene proiettato con sua gran sorpresa in un mondo musicale di un secolo e mezzo successivo all’epoca in cui il pezzo venne concepito. Dopo gli sperticati applausi di un pubblico assai numeroso arrivava il turno del secondo brano in programma, la Suite per organo, violino e violoncello in do minore op.149, di Joseph Gabriel Rheinberger, (!839-1901), nato a Vaduz, ma vissuto per buona parte della sua vita in Germania. Compose questo pezzo, in quattro movimenti, nel 1887, scrivendone in seguito una trascrizione per organo e orchestra d’archi. Organista, compositore, insegnante per una vita, Rheinberger, celebre soprattutto per le 20 sonate per organo, salutate a suo tempo come il capolavoro della musica organistica tedesca dopo Mendelssohn, appartiene di pieno diritto a quella ‘seconda schiera’, subito dietro i ‘grandi’, di compositori che costituiscono il tessuto connettivo e la linfa vitale di un’intera civiltà musicale, in questo caso quella del tardo Romanticismo di fine ‘800. I due archi che accompagnavano Gabba erano Costantin Beschieru al violino e Andrea Scacchi al violoncello;  il primo, d’origine moldava, dopo gli studi musicali in patria e un periodo di formazione negli USA, si è trasferito in Italia, dove ha acquisito un’ampia esperienza di concertista solista e in orchestra, vincendo importanti concorsi; da poco ha assunto l’incarico d’insegnante dello strumento al Cantelli;  il secondo è anch’egli protagonista di una ormai vasta e lunga esperienza nelle sale da concerto, sia in orchestra sia in formazioni cameristiche e come solista, accompagnata  da un significativo impegno didattico, che attualmente lo vede docente di violoncello al Conservatorio novarese.. I tre Maestri, formando un trio perfettamente affiatato, hanno espresso al meglio le caratteristiche della musica di Rheinberger: una solenne eleganza che non indulge a eccessivi virtuosismi e soprattutto un lirismo intenso e di pregevole limpidezza melodica ( l’influenza di Mendelssohn si dimostra pervasiva), che avvolge soprattutto nei primi tre movimenti questa bella pagina di Rheinberger; già dal primo movimento della Suite “Con moto”: qui i due archi, con il suono caldo e di ben calibrata linea espressiva, e quello, morbidamente crepuscolare, del violoncello, perfettamente integrati ad un delicato accompagnamento organistico, danno vita ad una pagina di pregevole qualità, sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello interiore e soggettivo. Questo lirismo, mai eccessivamente effuso, ma sempre controllato con elegante misura dagli interpreti, si carica di coinvolgente dolcezza nel Tema con variazioni (secondo movimento) e nella Sarabande, velata di una struggente malinconia, che il trio esprime con grande sensibilità espressiva, cui ciascuno dei componenti dà il suo contributo: Beschieru con il fine vibrato e le sfumature dinamiche del suo violino, Scacchi con la densità e timbrica ‘brahmsiane’ del violoncello, Gabba con un suono dell’organo ammirevole per la varietà sapiente dell’agogica come delle dinamiche e della paletta timbrica. La padronanza assoluta del contrappunto, di chiara ascendenza bachiana, propria di Rheinberger, è poi realizzata dai tre Maestri nel Finale Rondò, dove l’organo ha un ruolo più rilevante (dà il tema del refrain) e il trio risulta più equilibrato nei ruoli dei tre strumenti, impegnati in un pezzo in cui il carattere melodico dei primi tre movimenti lascia il posto ad un’atmosfera di solenne gravità, attraversata da qualche fremito di tensione e inquietudine. Nel complesso l’interpretazione eccellente dei Maestri Gabba, Beschieru e Scacchi ha consentito al pubblico la conoscenza di una pagina sicuramente significativa del tardo romanticismo e degna di maggiore considerazione di quella sinora accordatale. Gabba, Beschieru e Scacchi sono stati salutati da un fragoroso e prolungato applauso, non ricompensato da alcun bis, come usa ai Sabati del Cantelli.