Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo

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Ricca di opere splendide e di interessanti schede di approfondimento storico, architettonico e urbanistico, merita senz’altro una visita la mostra in corso alle Gallerie d’Italia in piazza della Scala, dedicata al periodo napoleonico e al suo influsso nell’arte e nella cultura italiana, in particolare a Milano e a Roma.

Due anni segnano l’inizio, seppur con alterne vicende, del dominio napoleonico in entrambe le città: rispettivamente il 1796 e il 1798. Ma sarà la II Campagna d’Italia a dare, qualche anno dopo, maggior continuità al governo di Napoleone, e fino al 1814 – che segna l’inizio della Restaurazione – si assisterà a un vero rivolgimento culturale, politico-economico e sociale. Roma e Milano diventano capitali del Neoclassicismo in Italia, e città fondamentali per l’impero. Il 26 maggio del 1805 Napoleone viene incoronato, nel Duomo di Milano, Re d’Italia, con la Corona Ferrea, simbolo dell’antico potere longobardo, di cui si può vedere una bella riproduzione; e si può ammirare, in una bacheca, lo splendido mantello in velluto verde, ricamato in oro e argento, indossato per l’occasione da Napoleone.

Il Regno d’Italia voluto dall’imperatore e nato dalla precedente Repubblica italiana (preceduta a sua volta dalla Repubblica Cisalpina) comprendeva una vasta parte dell’Italia settentrionale, dalla Lombardia all’Emilia Romagna, al Triveneto. Nel contempo, dopo la brevissima esperienza della Repubblica Romana, conclusasi nel 1799 e quindi durata appena un anno, Roma ritornerà napoleonica nel 1808; tre anni dopo, il figlio neonato di Napoleone e Maria Luisa d’Austria avrà, come “titolo di cortesia”, l’appellativo di Re di Roma.

Ed ecco che molti capolavori creati da Antonio Canova (1757-1822), Andrea Appiani (1754-1817), nominato da Napoleone premier peintre, Giuseppe Bossi (1777-1815), per citarne solo alcuni, ispirati alla mitologia classica, all’arte e alla storia degli antichi Greci e Romani, acquistano un significato palesemente celebrativo di qualità morali attribuibili all’imperatore dei francesi, di cui viene esaltata la figura.

Di Bossi sono presenti numerosi dipinti, tra cui l’Autoritratto (1810 circa), il Ritratto di Antonio Canova (1810), di cui era amico-rivale, l’ Incontro di Edipo cieco con le figlie (1805), la Sepoltura delle ceneri di Temistocle nella terra attica (1806). Pur essendo solo un frammento superstite dell’opera completa, colpisce La morte di Abradate (1813), di Francesco Hayez (1791-1882) soggetto tratto dalla Ciropedia di Senofonte.

Nell’atrio d’ingresso alla mostra è esposto il colossale cavallo in gesso patinato e falso bronzo (1819-21), ricostruito grazie a un sapiente lavoro di restauro – curato dai Musei Civici di Bassano del Grappa – durato dal 2023 al 2025: davvero interessantissimo il filmato al riguardo.

Era un’opera-prototipo di Canova per il monumento equestre di Ferdinando I Borbone (che era stato detronizzato per ben due volte da Napoleone!), monumento che in realtà non fu mai fuso, e lo stesso modello fu smontato e abbandonato in un deposito per moltissimo tempo.

Canova si poteva certamente ispirare alla magnifica Protome di cavallo detta “Testa Carafa” (1456) di Donatello, in bronzo, a sua volta suggerita dalla statua equestre di Marco Aurelio in Campidoglio.

Una sezione è dedicata alle arti decorative, che in età napoleonica, sia a Roma che a Milano, raggiungono estrema raffinatezza.

Nel 1803 giunge a Milano il mosaicista romano Giacomo Raffaelli (1753-1836), che esegue su commissione due splendidi centritavola, e nel 1806 i fratelli Manfredini creano pendole ed orologi straordinari, esportati in tutta Europa. L’orologio come ruota del carro del Sole che emerge dalle acque, insieme alle Ore danzanti, fu premiato nel 1807.

Si possono ammirare bronzetti raffiguranti Napoleone come Marte pacificatore, bellissime copie in scala ridotta del bronzo monumentale (1812) di Canova – copia dell’originale in marmo – collocato nel 1859 nel cortile d’onore della Pinacoteca di Brera. Un soggetto analogo, Napoleone come Ercole pacificatore, è ripreso in un bel dipinto (1801) di Giuseppe Errante (1760-1821): le figure allegoriche della Pittura, Scultura e Architettura sono a sinistra, e l’ultima sta dispiegando un grande disegno.

Si tratta del progetto urbanistico riguardante un maestoso Foro Bonaparte, ideato dall’architetto e ingegnere bolognese Giovanni Antonio Antolini (1753-1841) nel 1801, che prevedeva la costruzione di numerosi edifici pubblici in stile neoclassico e di un anello porticato, con colonne doriche, in una gigantesca piazza circolare, sull’area del Castello Sforzesco che sarebbe stato demolito e ricostruito. Il progetto fu rifiutato perché considerato troppo costoso e sproporzionato rispetto alla città, che all’epoca contava 150.000 abitanti.

Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) e Domenico Aspari (1746-1831) sono gli incisori autori rispettivamente delle bellissime acqueforti Vedute di Roma e Vedute di Milano, in epoca pre-napoleonica, nella seconda metà del Settecento; e saranno in gran parte ristampate nel periodo 1808 -1810 proprio perché sono perfette per esaltare la grandiosità e la storia delle due città.

Altre incisioni esposte riguardano straordinarie copie del Giudizio universale di Michelangelo, dell’Ultima Cena di Leonardo, e rappresentazioni di scene tratte dalla Divina Commedia di Dante.

Busti marmorei di Vincenzo Monti, di Canova e Bossi, insieme a opere del romano Camillo Pacetti (1758-1826), nominato nel 1805 docente di scultura a Brera, sottolineano la rilevanza delle statue scolpite in quel periodo, in puro stile neoclassico, d’impronta canoviana; è da ricordare che nel 1805 Napoleone impose la conclusione della facciata del Duomo di Milano, secondo il progetto di Carlo Amati che prevedeva più di duecento statue.

È Pacetti l’autore della Legge Nuova – poi collocata a lato del finestrone sopra il portale centrale del Duomo – che ispirerà Frédéric-Auguste Bartholdi negli anni ‘80 dell’Ottocento per l’esecuzione della Statua della Libertà. Ed è sempre Pacetti a scolpire la meravigliosa Minerva che infonde l’anima all’automa modellato da Prometeo (1806).

Fino al 6 aprile, da non perdere.