Esa-Pekka Salonen e Stefan Dohr al Teatro alla Scala per Ravel, Salonen e Sibelius

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Un programma particolarmente riuscito quello ascoltato ieri al Teatro alla Scala con la Filarmonica della Scala diretta dal finlandese Esa-Pekka Salonen. Nel brano centrale, la presenza del primo corno dei Berliner Philharmoniker, Stefan Dohr, e l’esecuzione in prima italiana del Concerto per corno e orchestra dello stesso Salonen hanno dato un tocco di contemporaneità alla splendida serata sinfonica. Il legame con un passato solo apparentemente remoto si è avvertito nel primo brano in programma, Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel. Il grande musicista e orchestratore francese trasse spunto dalla musica del suo lontano connazionale per un lavoro in quattro parti dal sapore antico, pur collocandoci nel pieno Novecento del 1917. La delicatezza delle timbriche orchestrali, plasmate con sapienza da Ravel, ha trovato un’ottima direzione e una restituzione di grande qualità da parte dei professori scaligeri.

Con l’ingresso in scena del cornista tedesco Stefan Dohr, il clima della serata è mutato sensibilmente, orientandosi verso i colori cupi, intensi e suggestivi del Concerto per corno e orchestra, realizzato tra il 2024 e il 2025 dal direttore-compositore Salonen proprio per il grande interprete, dedicatario a sua volta di numerosi concerti da parte di compositori contemporanei. Il lavoro si articola nelle canoniche tre parti, prive di indicazioni di tempo tradizionali. La scrittura, più costruita e compatta nei primi due movimenti, con interventi solistici dell’eccellente Dohr, penetranti nel tessuto orchestrale, trova nell’ultimo una sorta di liberazione: la pagina assume un carattere quasi improvvisativo, con ritmiche irregolari e interventi orchestrali talvolta assimilabili a suggestioni jazzistiche. La componente orchestrale acquista talora un rilievo persino maggiore rispetto al solista, che tuttavia torna ad avere un ruolo centrale nelle battute conclusive. Un’ottima prova, dunque, anche in veste di compositore per Salonen.
Il brano conclusivo, la Sinfonia n. 5 in mi bemolle maggiore op. 82 di Jean Sibelius, ha rinsaldato il legame del direttore con il suo illustre connazionale, autore a lui particolarmente affine. Di rilievo l’intensa interpretazione, capace di restituire i colori tipici di Sibelius, profondamente legati alla sua terra ma anche a un certo tardo romanticismo, in un lavoro composto nel 1915. Applausi calorosissimi, con ripetute chiamate in scena davanti a un teatro gremito. Il 4 e il 6 marzo le repliche, da non perdere. (Foto in alto di Brescia e Amisano dall’ Uff. Stampa Teatro alla Scala)