Ieri sera, giovedì 4 dicembre, al Teatro Faraggiana, il terzo appuntamento della stagione 2025/26 del novarese Festival Cantelli ha proposto un concerto dalla formula oltremodo curiosa e interessante.
Articolato in tre ‘sezioni’, ciascuna dedicata ad un’epoca della storia della musica, il concerto proponeva per ognuna di esse un abbinamento tra un pezzo, per sola orchestra, o per orchestra e violino, di un compositore e un pezzo di una compositrice. L’orchestra chiamata a eseguire il programma era l’Orchestra femminile del Mediterraneo (OFM), fondata nel 2009 da Antonella De Angelis, ieri sera sul podio. Questa singolare orchestra, già nota al pubblico novarese, costituita da sole donne, provenienti da varie nazioni del mondo, e selezionate tra le migliori giovani strumentiste del loro Paese, dall’Albania, alla Corea al Brasile, oltre naturalmente all’Italia, si richiama al Mediterraneo come spazio di un ricco confronto e scambio culturale, in cui “la dignità delle donne e la libertà di esprimere il loro talento” (citiamo dal programma di sala) possa realizzarsi compiutamente superando ogni differenza di genere. Quanto alla sua fondatrice e direttrice, Antonella De Angelis, vanta un curriculum ormai ampio di direzione con varie orchestre internazionali, imponendosi con crescente successo all’attenzione del pubblico e della critica. Il ruolo di violino solista era affidato alla giovanissima (n.2006) Yuki Serino, vincitrice lo scorso 2024 del prestigioso Concorso Stradivari e con una esperienza concertistica di notevole spessore in Italia e all’estero.
La serata si apriva con Il Settecento europeo rappresentato da Mozart con la Sinfonia n.15 in SOL maggiore Kv 124 e da Maddalena Laura Sirmen, nata Lombardini (1745-1818), con il Concerto n. 2 in MI maggiore per violino e orchestra (1773, l’anno dopo la Sinfonia mozartiana). Compositrice e violinista veneziana, allieva molto stimata di Tartini, che le indirizzò la celebre lettera sull’uso dell’arco, col marito Lodovico Sirmen, anch’egli violinista, ottenne notevole fama nel secondo ‘700, compiendo numerose e applaudite tournée in Europa. Oggi pressoché dimenticata, è un esempio di come la dignità e il talento delle donne sia stato troppo facilmente oscurato nel corso della Storia, anche se va detto, a onor del vero, che la fortuna di Sirmen cominciò a declinare già negli ultimi anni della sua vita, quando il sorgere del gusto romantico fece apparire irrimediabilmente ‘superato’ il suo stile musicale. La Sinfonia n.15 di Mozart è un delizioso gioiellino musicale, di cui l’OFM, sotto la sapiente direzione di De Angelis, ci restituisce tutta la felicità delle melodie e la fresca esuberanza dei due movimenti estremi, grazie a scelte ritmiche sempre impeccabili e ad un’intonazione perfetta dell’orchestra. Ottimamente eseguito quello che forse è il momento migliore della sinfonia, l’intenso cantabile dei due temi dell’Andante, sostenuti dal dialogo tra archi e fiati, in questa composizione limitati agli oboi e ai corni. La finezza espressiva che la direttrice infonde nell’orchestra traspare anche nella briosa leggerezza del Rondò finale. Il concerto per violino n.2 di Maddalena L. Sirmen è un concerto decisamente ben scritto, che raccoglie più che degnamente la lezione tartiniana di un modello di concerto che, pur conservando traccia del concerto barocco, con l’alternanza tra orchestra e solista del primo tempo, apre ad una prospettiva classicistica, con uno sviluppo tematico, affidato al violino, che, ulteriormente approfondito, sarà appunto una delle caratteristiche fondamentali del classicismo. In questo modello di concerto il protagonismo del violino è assoluto. Sirmen fa propria l’idea tartiniana del violino ‘cantante’: davvero pregevole l’interpretazione di Yuki Serino, il cui suono ricco, perfettamente intonato, di brillante chiarezza, e decisa proiezione, si effonde, soprattutto nell’Adagio centrale, in un melodismo limpido, fluido, carico di un’espressività raffinata e coinvolgente al tempo stesso. Naturalmente, soprattutto nei due tempi esterni in Allegro, Sirmen fa dell’elaborazione tematica un momento di virtuosismo, che sollecita le risorse tecniche di Yuki Serino, ammirevole per precisione, controllo e abilità nei vari colpi d’arco, dimostrando, a soli diciannove anni, di essere un’interprete già dotata di una sua matura personalità. Dopo questo ‘assaggio’ settecentesco, il programma di questo viaggio ‘per coppie’ nella storia della musica ci ha proposto un balzo al Postromanticismo, ove la coppia era formata da E.Grieg, di cui è stata suonata la Melodia elegiaca op.34 n.1 in do minore Hjertesar (Cuore ferito) del 1880, e dalla pianista e compositrice inglese Constance Warren (1905-1984), con il suo ‘poema sinfonico in miniatura’ dal titolo sfuggente di Heather Hillper orchestra di soli archi (1932). Primo di due brevi pezzi per orchestra d’archi, trascrizioni di due Lieder del musicistanorvegese, “Hjertesar” è stato interpretato al meglio dall’OFM: la direzione di De Angelis, soprattutto con un efficace gioco delle dinamiche e dei registri timbrici, con il ruolo particolare di violini e violoncelli, ha dato voce all’avvolgente nota di crepuscolare mestizia che impronta il pezzo. “Heather Hill” della Warren, nonostante sia stato scritto in pieni anni ’30 del ‘900, è completamente estraneo a qualsiasi influenza sperimentale o avanguardistica; può ricordare lontani echi della musica di Delius e di Vaughan Williams.
È un brano, anch’esso assai breve, con struttura a lied, tripartita, con una sezione centrale più mossa delle due esterne. Ancora una volta la direzione di De Angelis guida l’OFM ad una interpretazione molto espressiva di questo pezzo di raro ascolto, valorizzandone quelle che ci sembrano le sue due caratteristiche fondamentali: l’atmosfera di assorta meditazione e la ricca varietà dei registri timbrici. Mentre nel brano di Grieg, che presenta qualche affinità di ‘atmosfera’ con “Heather Hill”, il ‘postromanticismo’ presenta una qualche vena retorica, nella composizione di Warren tale vena appare totalmente prosciugata, specie nella ricerca di un suono misurato e raffinato perseguita da De Angelis, molto attenta anche in questa esecuzione alla gestione delle dinamiche. Ne è uscito un bel brano, coinvolgente nel suo fluire di suoni come sospesi in uno spazio-tempo misterioso. L’ultima ‘sezione’ della serata era dedicata al “Novecento in Polonia”, con la nota compositrice Grazyna Bacewicz (1909-1969) e la sua Sinfonietta per orchestra d’archi (1935) e col compositore Mieczislaw Weinberg (1919-1996) e il suo Concertino per violino e orchestra d’archi op.42. del 1948 (a voler essere pignoli, a quella data Weinberg non era più polacco, ma cittadino dell’URSS, ove si era rifugiato, lui di origine ebraiche, dopo l’invasione nazista del suo Paese, tanto che in molte storie della musica è trattato tra i musicisti russo-sovietici). Anche con queste due composizioni, De Angelis e la sua orchestra, e Yuki Serino hanno dato prova delle loro eccellenti virtù interpretative. La Sinfonietta appartiene alla fase ‘neoclassica’ di Bacewicz, che rivela chiare influenze del padre del neoclassicismo primonovecentesco, I. Stravinsky, soprattutto nel terzo tempo. Nella direzione di De Angelis il perfetto controllo del suono ha dato risalto al chiaro contrappunto, specie nel primo movimento, Allegro, dalla struttura armonica particolarmente densa. Ma anche sul piano espressivo, l’OFM ha dato un’esemplare esecuzione dell’Andante centrale, delle sue atmosfere drammatiche e cariche di una segreta suggestione, così come del Finale Vivace, interpretato con la giusta energiadi suono ed esuberanza nel ritmo e nello stacco dei tempi. Nel Concertino di Weinberg, tra le sue cose più belle, ricompariva, a fianco dell’OFM, la violinista Yuka Serino, che confermava la sua bravura interpretando con suono limpido e calibrato controllo delle dinamiche la suadente melodiosità del tema iniziale del Primo tempo, affidato al solista, in continua alternanza con un secondo tema agogicamente più intenso, dove con colpi d’arco sempre precisi e bella energia di suono, la giovane violinista superava senza sforzo i passaggi più virtuosistici, culminanti nella cadenza. Dalle quattro corde della giovane Serino si è levata con coinvolgente intensità espressiva la mesta pensosità del tema principale del tempo centrale, mentre il Finale la vedeva impegnata con pieno successo a sfoggiare, su ritmi ‘motoristici’ alla Prokofiev, la sua agilità di diteggiatura e il suo perfetto controllo della tecnica strumentale, in un pezzo di ricca varietà ritmica che da un incipit appena mosso e velato di sottile malinconia, si faceva via via più incalzante e travolgente. Sostenuta, in un dialogo sempre preciso ed equilibrato, dall’orchestra, eccellente nel sostegno agogico, dinamico e timbrico al suono del violino solista. Bellissimo concerto, che ha ottenuto notevole successo, salutato dai lunghi applausi del pubblico. Yuki Serino ha concesso un fuori programma: la Romanza in Re maggiore del compositore polacco-tedesco J.P. Salomon (1745-1815), dal limpido melodismo eseguito con notevole finezza espressiva dalla giovane solista. Un altro concerto del Festival Cantelli da ricordare.