Il Conservatorio G. Cantelli di Novara è ormai un meraviglioso cantiere in continuo fermento di iniziative, sia ‘ad uso interno’ per gli allievi (masterclass, Super Academy etc.), sia dirette ad un pubblico sempre più numeroso e fedele di appassionati musicofili: ed è un fiorire di festival, stagioni musicali, percorsi di ricerca, che si traducono in un’offerta di concerti, tutti rigorosamente a ingresso libero, di notevole qualità e interesse. Nuovo parto di questo cantiere musicale è il ‘percorso’ Tasti e corde, dedicato ad una forma particolare di quintetto per archi e pianoforte, cioè il Quintetto con il contrabbasso al posto del secondo violino. È, per intenderci, la formazione per cui è scritto uno dei capolavori della musica cameristica, il Forellen Quintett (La Trota), di F. Schubert. In realtà questo particolare Quintetto con contrabbasso vanta una letteratura assai più vasta di quanto non si sospetti e a farcela conoscere è impegnato da qualche tempo il Quintetto del Cantelli, ensemble cameristico formato dalla violinista e docente milanese (presso L’Accademia Ambrosiana) Miriam Ullrich, Laurent Telloli, studente di viola al Cantelli, Andrea Scacchi, , Roberto Panetta, Chiara Nicora, docenti al Cantelli, rispettivamente di violoncello, contrabbasso, pratica e lettura pianistica. Il Quintetto del Cantelli ha tenuto oggi, giovedì 5/02, al Conservatorio novarese un concerto che sarà replicato a Milano, sabato 7/02 nell’Aula Magna della Fondazione Grossman. Il programma presentato era di notevole interesse perché dedicato ai Quintetti con contrabbasso di due compositori ‘dimenticati’, ma la cui musica ha più di un titolo di merito per essere riscoperta: Jan Dussek, pianista e compositore boemo, vissuto tra 1760 e 1812 e Ferdinand Ries (1784-1838) pianista e compositore tedesco, che ebbe la straordinaria sorte di essere allievo tra i prediletti di Beethoven, di cui divenne amico e, dopo la morte del grande di Bonn, suo prezioso biografo. Di Dussek è stato eseguito il Quintetto in fa minore Op. 41. Composto nel 1799, in tre movimenti, il Quintetto di Dussek ha come motivo d’interesse anzitutto il fatto di essere la prima opera composta per questa combinazione di strumenti, che consente al compositore di esplorare nuove possibilità timbriche e formali, trattandosi di una formazione che permette una densità orchestrale e un equilibrio sonoro molto ricco, dove ogni strumento può assumere ruoli sia solistici sia d’insieme.
Il Quintetto del Cantelli interpreta al meglio quest’opera di Dussek, in primo luogo valorizzandone gli aspetti più interessanti: una scrittura innovativa per l’epoca, con un efficace sfruttamento della paletta timbrica, che Dussek ottiene sforzandosi, pur nel ruolo-guida attribuito al pianoforte, di costruire, soprattutto nell’Allegretto finale, un più complesso e sottile dialogo tra le parti, che i cinque bravissimi strumentisti del Cantelli hanno condotto con precisione e ottima calibratura negli attacchi e nelle rispettive linee strumentali, . Un altro merito che va riconosciuto a questa esecuzione è l’esplorazione della vena espressiva che percorre il pezzo, sia l’intensa drammaticità dell’iniziale Andante moderato con fuoco, vero ‘manifesto’ preromantico, sia il cantabile lirismo dell’Adagio espressivo centrale. Ogni strumentista ha recato il suo efficace contributo alla riuscita dell’assieme. Il pianoforte di Nicora ha conciliato con sapienza e sensibilità una scrittura virtuosistica con una musicalità attenta alle sfumature dinamiche, a beneficio dell’espressività del suono e del fraseggio, che ha lasciato trasparire con chiarezza il complesso tessuto armonico di molti passaggi del pezzo. Non è stata da meno la Ullrich al violino, interpretando con raffinata sensibilità la coinvolgente cantabilità delle linee melodiche, in costante dialogo con il pianoforte con fraseggi di buon legato e d’intensa energia e un preciso linguaggio armonico. Convincente la viola di Telloli, importante sia nell’integrare il suono d’insieme con una vena di vellutato calore, sia nel marcare l’espressività di sezioni particolari, soprattutto nel tempo centrale, con una timbrica virata su registri di uno scuro finemente sfumato e con un morbido vibrato, sostenuto sempre con suggestiva carica espressiva e ricchezza di suono dal violoncello di Scacchi, il cui ruolo è stato decisivo nel dare il giusto peso alle armonie, in particolare nei passaggi più scuri, assumendo la parte di una sorta di basso continuo. Il contrabbasso ha un compito particolare in questa formazione, perché la sua presenza, al posto del secondo violino del ‘normale’ quartetto d’archi, conferisce all’ensemble unapiù profonda corposità di suono. Panetta ha suonato molto bene il suo strumento, garantendo chiarezza di suono, essenziale nei momenti in cui il contrabbasso è chiamato a sostenere il ruolo di contrappunto basso. È stata, insomma un’ottima esecuzione di un bel pezzo, che merita un ascolto più frequente di quanto non sia. A seguire, di F. Ries, è stato eseguito il Quintetto in si minore op. 74, composto intorno al 1817, anch’esso in tre movimenti. La scrittura complessiva rivela l’influenza di Beethoven — soprattutto nello sviluppo tematico e nei contrasti dinamici — pur imprimendo quel senso di spettacolarità pianistico-virtuosa che prelude al futuro stile Biedermeier. In generale si tratta di un’opera in cui slancio energico, tensione drammatica e lirismo, coloritura romantica e rigore formale trovano un loro equilibrio che la performance del Quintetto del Cantelli rispecchia fedelmente. Sin dall’ingresso nel primo movimento, l’insieme dimostra una profonda coesione ritmica e una chiarezza di fraseggio che permette alle linee tematiche di emergere con naturalezza. La distinzione timbrica tra archi e pianoforte è gestita con grande sensibilità: ciò evita che il pianoforte, di per sé protagonista della partitura, sovrasti gli altri strumenti. Nel secondo movimento Larghetto, la linea del violoncello di Scacchi — che apre il movimento con un canto profondo e avvolgente, ‘rompendo’ l’egemonia della tastiera — conferisce al movimento una qualità meditativa. La resa di Nicora al pianoforte libera l’espressività del movimento senza indulgere in un virtuosismo fine a sé stesso, ma valorizzando la continuità melodica: i dialoghi che si instaurano tra Ullrich e Telloli sono profondamente musicali: la viola e il violino fungono da colore e da contrappunto, creando un tessuto sonoro omogeneo e poetico. Il Rondò conclusivo è affrontato con brillantezza e precisione, l’aspetto ritmico e i passaggi più veloci vengono eseguiti con agilità; Panetta al contrabbasso fornisce un sostegno solido senza mai risultare ingombrante, dando anzi grande chiarezza alla linea del basso — fondamentale in un quintetto di questo tipo. L’equilibrio complessivo dell’ultimo movimento evidenzia una grande capacità comunicativa dell’ensemble, capace di alternare tensione e leggerezza con naturalezza. L’esecuzione di questo quintetto realizzata da Ullrich, Telloli, Scacchi, Panetta e Nicora è un esempio di grande sintonia interpretativa, in cui ciascun interprete contribuisce sia all’equilibrio d’insieme sia alla valorizzazione dei momenti solistici. La linea musicale è attenta alla dimensione espressiva, assicurando che il carattere drammatico e lirico dell’opera emerga in modo convincente. Il Quintetto del Cantelli ha riscosso il convinto consenso del pubblico, testimoniato dai prolungati applausi tributati alla fine. Non sono stati concessi fuori programma.