Un Faust di eccellente qualità quello ascoltato e visto ieri sera, in replica, al Teatro alla Scala. La superlativa direzione di Daniele Rustioni, penetrante e duttile nell’esplorare le infinite sfumature timbriche che la partitura di Charles Gounod impone, è riuscita a coniugare con grande efficacia l’avvincente regia di Johannes Erath con la componente vocale, affidata a un ottimo cast – ieri sera il secondo – e al solito eccellente Coro del Teatro alla Scala, preparato da Alberto Malazzi.
Ne è scaturita una messinscena tra le più riuscite della stagione 2025-26, suggellata dal teatro gremito e da un pubblico che ha manifestato ampiamente il proprio apprezzamento.
L’opera, articolata in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, è suddivisa in tre grandi blocchi, con l’ultimo atto particolarmente lungo, della durata di circa ottanta minuti. Tuttavia, la varietà delle soluzioni sceniche, sviluppate anche in un contesto circense, con la presenza di mimi che sottolineano e talvolta riprendono le movenze di alcuni protagonisti, insieme alla bellezza della musica – tanto nelle arie quanto nelle numerose ed efficaci pagine strumentali – fanno trascorrere il tempo rapidamente.
Non mancano alcune soluzioni sceniche particolari, come un ampio intervento corale fuori scena, la presenza di un organo interno e persino un finto quintetto d’archi collocato al centro della scena. Il tutto contribuisce a movimentare l’impianto visivo ideato da Heike Scheele, arricchito dai colorati costumi di Gesine Völlm, dai video di Bibi Abel e dalle sapienti luci di Fabio Antoci.
Tutto il cast vocale ha dimostrato ottime qualità, a cominciare dal sempre presente Alex Esposito, un Méphistophélès dalla voce corposa e incisiva, capace di conferire notevole spessore al personaggio. Nel ruolo del protagonista, Julien Dran ha offerto un Faust all’altezza delle aspettative, caratterizzato da un timbro gradevole e da emissioni ricche di sfumature, con una volumetria adeguata, pur senza particolare imponenza.
Di qualità anche la prova della coprotagonista Ekaterina Bakanova, una Marguerite efficace, sostenuta da un bel timbro e particolarmente convincente nella zona acuta. Valide anche le prestazioni degli altri interpreti: Kevin Godínez nel ruolo di Valentin, Marcela Rahal in quello di Siébel, Xhieldo Hyseni come Wagner e Hyeonsol Park nei panni di Marthe.
Applausi meritatissimi per tutti. Ultime date per il 3, il 5 e l’8 novembre. (Foto in alto di Brescia & Amisano-Archivio Scala)