OSCAR al Teatro Strehler

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Fino al 1° novembre è in scena, al Piccolo Teatro Strehler, un lavoro ispirato al personaggio di Lady Oscar, invenzione della fumettista giapponese Riyoko Ikeda per il suo famoso manga Le Rose di Versailles, pubblicato nel 1972.

Ne nacquero libri, serie televisive e film di animazione di grande successo. La storia è ambientata nel periodo della Rivoluzione francese; Lady Oscar (Oscar François de Jarjayes), giovane donna cresciuta dal padre come un uomo, è diventata di fatto la guardia del corpo della Regina Maria Antonietta, e le sue vicende tormentate si intrecciano a quelle tragiche della monarchia e della Parigi dell’epoca.

Il lavoro teatrale vede la regia di Antonio Latella; il testo di Linda Dalisi, che ha reinterpretato il personaggio in chiave moderna, pur mantenendo il riferimento al 1789, fa emergere temi quali la differenza/uguaglianza di genere, la ricerca di un’identità, il contrasto tra ricchezza dominatrice e povertà sottomessa, la “necessità di una rivoluzione per cambiare le cose”.

Canti, anche in rima, in sostituzione dei dialoghi (e perfino il ritornello della sigla dei cartoni, Oh Lady, Lady Lady Oscar…), rap, luci da discoteca, lanci dall’alto di centinaia di foglietti dorati che si rivelano post-it , vengono utilizzati per rendere più dinamica la scena, quasi cabarettistica, dominata da un enorme specchio rotante centrale e circondata da grandi quinte di plastica trasparente, che scompaiono alla fine.

Alcune espressioni usate sono certo contemporanee e per nulla settecentesche. Un paio di volte viene citato il “triangolo delle Bermuda”, evidente anacronismo perché la leggenda al riguardo è nata verso la metà del ‘900.

Maria Antonietta è piuttosto sciatta, coperta da un abito di velo; Oscar (Sonia Bergamasco) indossa una divisa militare bianca, come l’amico André. Gravitano sulla scena due ragazze che poi indossano abiti blu, un giovane vestito di rosso – e la bandiera francese si anima! – e un uomo di mezza età che dichiara di essere Robespierre ma poi diventa il padre di Oscar.

Purtroppo regna una certa confusione, fin dall’inizio, e i dialoghi appaiono spesso surreali e senza senso, mescolati a qualche riferimento storico che nel contesto del lavoro perde importanza. Lo spettatore resta inevitabilmente frastornato: si fatica a seguire un filo logico.

Piuttosto tiepidi gli applausi del pubblico.

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