IL DANNO Anatomia di una caduta

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Nel 1992 il regista francese Louis Malle presentò un film, Damage (Il danno), tratto dal romanzo omonimo – uscito l’anno prima – della scrittrice irlandese Josephine Hart. La vicenda riguardava un drammatico triangolo erotico-amoroso tra la giovane Anna (il cui fratello si era ucciso qualche tempo prima, vittima di una passione incestuosa per lei), interpretata da una magnifica Juliette Binoche, e due uomini, padre e figlio: il primo, Stephen, affascinante ministro di mezza età (Jeremy Irons), quasi impazzito per lei, il secondo, l’ingenuo e ignaro Martyn (Rupert Graves), giornalista coetaneo di Anna, innamorato perso. L’ottimo cast e l’eccellente regia resero il film un lavoro di successo.

Ed è proprio al testo della Hart e al film di Malle che si è ispirata la coreografa Susanna Beltrami per lo spettacolo-balletto Il danno – Anatomia di una caduta, andato in scena il 23 ottobre (con replica il 24) in Sala Grande al Teatro Parenti. Protagonisti i bravissimi ballerini Emanuela Montanari, Antonino Sutera e Nicolò Brizzi.

La Montanari (classe 1975), nel ruolo di Anna, è stata fino al 2022 prima ballerina al Teatro alla Scala di Milano e ora è insegnante di danza; Sutera, quarantacinquenne, dal 2010 primo ballerino alla Scala, si è dovuto ritirare dalle scene nel 2018 per una grave lesione a un tendine, rimanendo nel Corpo di Ballo come maestro; interpreta la parte di Stephen. Brizzi (Martyn) è un giovane talento della danza, diplomato al polo artistico milanese DanceHaus di Susanna Beltrami, con specializzazione nel Dipartimento Hip Hop.

Lo spettacolo vede dunque il ballo come linguaggio artistico espressivo, in sostituzione della parola, che emerge solo in frasi proiettate e in brevi testi – in italiano e in francese – letti da voci narranti. La scelta delle musiche è interessante, così come, sul palcoscenico, gli effetti di luce, rossa come il sangue, anticipo della tragedia finale. L’uso di schermi trasparenti consente una sorta di vedo-non vedo, come devono apparire le relazioni tra i protagonisti. Le sovrapposizioni tra filmati (muti) con i personaggi che si ritrovano, si abbracciano, si amano, camminano, nelle strade e case di Parigi (e anche ai Giardini Pubblici, davanti al Museo di Storia Naturale!) e i danzatori che a volte sembrano impegnati in esercizi di atletica sulle sbarre, portano a una dilatazione spazio-temporale che giova al lavoro, senz’altro elegante e raffinato. La scena finale della caduta è molto coinvolgente. Detto ciò, è proprio la struttura stessa dello spettacolo a rendere difficile la comprensione della trama, in particolare a chi non dovesse ricordare il film o il romanzo, perché il “filo conduttore” non si evidenzia con chiarezza e finisce per creare purtroppo qualche momento di noia e di perplessità. Calorosi gli applausi del pubblico.

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