Tatiana Larionova e Davide Cabassi, due pianoforti tra Schubert, Šostakovič e Rachmaninov

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Un nuovo appuntamento con la musica da camera ha animato ieri sera l’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano nell’ambito della stagione Il Pianoforte in Ateneo, iniziativa nata dalla collaborazione tra l’Ateneo e Kawai, con la direzione scientifica del prof. Enrico Reggiani e l’ideazione artistica del pianista Davide Cabassi.

Protagonisti della serata sono stati Tatiana Larionova e Davide Cabassi, interpreti di un programma che ha messo in luce le molteplici possibilità espressive del pianoforte a quattro mani e del dialogo fra due strumenti, attraversando epoche e linguaggi differenti. Il concerto è stato introdotto, come sempre in modo efficace e stimolante, dal prof. Reggiani, che ha messo in risalto le caratteristiche peculiari dei diversi lavori.
L’ingresso del duo pianistico ha dato avvio al programma con i 20 Ländler per pianoforte a quattro mani di Franz Schubert, nella revisione di Johannes Brahms, pagine che richiamano il mondo della danza e la dimensione più intima della scrittura schubertiana. Brevi miniature collegate tra loro, ottimamente delineate dai due interpreti, hanno aperto la serata. A seguire, la celebre Fantasia in fa minore op. 103, D. 940, ancora per pianoforte a quattro mani, uno dei capolavori del repertorio per questa formazione, nel quale la ricchezza melodica e le ombre espressive della musica di Schubert si fondono in una costruzione di grande suggestione. La scelta di un andamento forse più lento rispetto a quello abitualmente adottato ha contribuito a esaltare lo spessore espressivo di questa profonda composizione.
Con il Concertino in la minore op. 94 di Dmitrij Šostakovič, composizione per due pianoforti nella quale il dialogo fra gli strumenti assume un carattere più moderno e incisivo, il clima musicale è decisamente cambiato. Le sonorità affidate ai due pianoforti hanno permesso di apprezzare meglio le diverse timbriche e le peculiarità interpretative dei due musicisti, alle prese con una pagina che riflette il linguaggio del compositore russo. Ottima la sinergia tra i due interpreti, così come efficace è risultata la resa coloristica, soprattutto nei passaggi ritmici più accesi.
A conclusione del programma ufficiale, ancora due pianoforti con la splendida Fantasia, Suite n. 1 in sol minore op. 5 di Sergej Rachmaninov, pagina giovanile ma già proiettata verso orizzonti espressivi più ampi, non soltanto romantici, ricca di contrasti, slancio lirico e suggestioni orchestrali. Di grande efficacia la resa espressiva della coppia di pianisti, unita anche nella vita, che ha saputo penetrare con attenzione e sensibilità ogni particolare di questa non facile composizione del grande autore russo.
Splendido il bis, con alcune Danze slave di Antonín Dvořák interpretate a quattro mani con grande slancio e vigore ritmico. Applausi calorosissimi hanno concluso una serata che ha offerto l’occasione di apprezzare un repertorio nel quale la scrittura pianistica a più mani non rappresenta soltanto un’esperienza cameristica, ma diventa uno spazio significativo di confronto e condivisione musicale.
La rassegna Il Pianoforte in Ateneo ha così confermato ancora una volta la propria vocazione a portare la grande musica nel contesto universitario milanese, favorendo il dialogo fra cultura, formazione e concertismo di alto profilo.