Luisa Sello e il Quartetto Penderecki tra Novecento e contemporaneità

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Un concerto di rilievo quello ascoltato in Sala Fontana al Museo del Novecento, nell’ambito della programmazione organizzata da NoMus.

La flautista udinese Luisa Sello e il canadese Penderecki String Quartet si sono uniti per un appuntamento dedicato al secondo Novecento e alla musica contemporanea: si è passati dal polacco Krzysztof Penderecki al britannico Ian Clarke, dalla compositrice cino-canadese Alice Ping Yee Ho al milanese Nino Rota. Quattro lavori molto differenti tra loro, che hanno messo in risalto tanto le qualità dei compositori quanto quelle degli interpreti.
Il Quartetto per archi n. 3, “Leaves of an Unwritten Diary“, composto nel 2008, ha evidenziato la ricchezza del linguaggio di Penderecki, caratterizzato dai contrasti tra i quattro strumenti, che danno vita a una pagina profonda di intensa espressività. Un lavoro non facile, ma nel quale emergono anche, nella parte finale, situazioni tematiche più accessibili. Eccellente l’interpretazione di Jeremy Bell e Jerzy Kapłanek ai violini, Christine Vlajk alla viola e Katie Schlaikjer al violoncello.
In netto contrasto con la complessità del quartetto d’archi, il brano successivo ha visto Luisa Sello protagonista solitaria al flauto con Zoom Tube (1999) del britannico Ian Clarke (1964). Una composizione ricca di effetti legati alle possibilità espressive dello strumento moderno, che riprende stilemi riconducibili al jazz, al blues e anche ad alcune sonorità ritmiche del rock progressivo. Molto efficace l’interpretazione della flautista, che ricordiamo anche per aver introdotto e presentato ogni brano del concerto.
Gli ultimi due lavori hanno coinvolto l’intero quintetto. In prima esecuzione assoluta, alla presenza della compositrice Alice Ping Yee Ho (1960), è stato eseguito The Golden Eagle per flauto e quartetto d’archi (2026), dedicato proprio a questa formazione. Il ruolo più centrale della solista ha trovato, in questa riuscita e anche divertente composizione, un efficace contrasto con i differenti, ma perfettamente integrati, timbri dei quattro archi. Anche la presenza di effetti ritmici ottenuti con la voce ha contribuito a creare un dialogo sonoro ricco di espressività. Calorosi applausi anche per la compositrice.
L’ultimo brano, il più melodico della serata, ci ha riportati in ambito italiano, con una bellissima miscellanea costruita da Vincenzo Anselmi su temi tratti dalle più celebri colonne sonore del milanese Nino Rota (1911-1979). Una sorta di suite di pagine famose, interpretata con grande efficacia, che ci ha fatto rivivere momenti indimenticabili della storia del nostro grande cinema.
Molto apprezzato anche il bis concesso dal quintetto, con Rugiada, brano del compositore Ezio Monti. Applausi calorosi nella panoramicissima Sala Fontana, gremita di pubblico.