Beatrice Rana inaugura la stagione concertistica della Società del Quartetto

0
105

È stata Beatrice Rana a inaugurare ieri sera la nuova stagione 2026-2027 della Società del Quartetto di Milano, con un programma che ha attraversato tre momenti fondamentali della letteratura pianistica, da Johann Sebastian Bach a Claude Debussy, per approdare al grande Romanticismo di Fryderyk Chopin.

Nella Suite francese n. 2 in do minore BWV 813 di Bach, la pianista salentina ha offerto una lettura trasparente, ricca di contrasti e caratterizzata da una discorsività precisa e chiara, nella quale ogni nota è risultata pienamente sottolineata e delineata nei rispettivi piani sonori. Una restituzione attenta alla struttura della scrittura, senza rinunciare alla naturalezza del fraseggio e alla varietà degli accenti.
Di sorprendente modernità l’interpretazione dei sei studi tratti dal primo libro degli Études di Debussy. Rana ne ha esaltato il carattere virtuosistico, non soltanto sul piano tecnico, ma soprattutto nella ricerca timbrica, con sonorità spesso rarefatte e di grande precisione, capaci di mettere in risalto la complessità e l’originalità di queste pagine.
Si è arrivati così a Chopin, protagonista della seconda parte del recital con due Notturni, la Ballata n. 2 in fa minore op. 38 e lo Scherzo n. 3 in do diesis minore op. 39. Anche qui Beatrice Rana ha proposto una visione personale, uno Chopin rinnovato, che non cerca il confronto con le interpretazioni storiche di Arthur Rubinstein o Maurizio Pollini, ma segue una propria linea interpretativa, coerente e riconoscibile.
Una lettura particolarmente convincente, capace di passare da momenti di profonda interiorità, come nei due Notturni op. 48, a manifestazioni di slancio estroverso, come nel finale della Ballata n. 2 e nello Scherzo n. 3. In quest’ultimo, in particolare, la pianista ha saputo dare risalto alla tensione e al dinamismo della pagina, restituendo una concezione che guarda al repertorio romantico senza rinunciare a una sensibilità attuale, capace di far apparire la scrittura chopiniana di sorprendente modernità.
Il pubblico, che gremiva la Sala Verdi, ha manifestato con calore il proprio apprezzamento per il pianismo di Rana, tributandole applausi calorosi. La pianista ha risposto con due straordinari bis: prima un Mendelssohn virtuosistico e coloristicamente entusiasmante, con la Romanza senza parole op. 67 n. 2, poi un Čajkovskij ancor più inarrivabile per la complessità della scrittura, nella rilettura di Mikhail Pletnev della Marcia dallo Schiaccianoci. Un concerto memorabile.