È stato un concerto qualitativamente straordinario quello ascoltato ieri sera alla Scala. Da Rachmaninov a Stravinskij, un percorso tra virtuosismo pianistico e rivoluzione sinfonica. Il ritorno al Teatro alla Scala della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, una delle più prestigiose formazioni sinfoniche europee, ha portato sul podio Sir Simon Rattle, direttore di grande esperienza e personalità, alla guida di un programma che accostava due mondi musicali apparentemente lontani, ma accomunati da una comparabile ricchezza espressiva.
La serata si è aperta con il Concerto n. 3 in re minore op. 30 di Sergej Rachmaninov, pagina tra le più celebri del repertorio pianistico, apprezzata dal grande pubblico per l’intensa melodicità di alcuni passaggi, ma anche tra le più impegnative per le difficoltà virtuosistiche che impone all’interprete. Il pianoforte era affidato a Sir Stephen Hough, interprete britannico dalla solida reputazione internazionale, che ha rivelato una notevole capacità di resa timbrica e una scorrevolezza calibrata sulle infinite sfumature dinamiche che dominano la tastiera. Anche Rattle e la splendida orchestra tedesca hanno condiviso con il raffinato virtuoso un’interpretazione eccellente, capace di esaltare ulteriormente le qualità di questo capolavoro e di ribadire il valore di un compositore un tempo contestato perché ancora legato al mondo romantico. Mirabile anche il bis solistico offerto da Hough, con un brano di Ignacy Jan Paderewski, il Notturno op. 16 n. 4, di straordinaria resa estetica.
Dopo l’intervallo, il programma ha cambiato radicalmente prospettiva con due composizioni di Igor’ Stravinskij: il Chant funèbre op. 5, pagina giovanile a lungo rimasta poco conosciuta e tornata alla luce soltanto nel 2015, ma già rivelatrice di una illuminata capacità di orchestrazione, ricca di colori cupi ed espressivi; e Le Sacre du printemps, capolavoro che ha segnato una svolta nella storia della musica del Novecento, imponendosi per la forza ritmica, l’energia primordiale e la modernità del linguaggio orchestrale.
Rattle e la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks hanno fornito un’interpretazione di altissimo livello. Il controllo dei tempi e delle dinamiche, insieme alla equilibrata visione complessiva, ha esaltato le qualità di tutte le sezioni orchestrali. Calorosi gli applausi, con numerose uscite del direttore, e inaspettato lo splendido bis tratto dal balletto Apollon musagète: il meraviglioso Pas de deux, eseguito con delicatezza e profonda espressività.