“Continuiamo a fare rumore”

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In piazza Filippo Meda, nell’elegante sala del palazzo della Banca Popolare di Milano, si può visitare fino al 12 ottobre, dal lunedì al venerdì, una bellissima mostra di disegni: Continuiamo a fare rumore.

L’esposizione è dedicata a Giulia Cecchettin, di cui compaiono quattro lavori originali (Vaso di fiori, Ritorno a scuola, Dopo il coprifuoco, Strappami la testa dalle nuvole) che denotano sicuro talento grafico, grande sensibilità e intelligente creatività, nonché senso dell’umorismo. Traspare un animo gentile e delicato.

Giulia frequentava l’ultimo anno di ingegneria biomedica a Padova– era alla vigilia della laurea – e contemporaneamente anche la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, dove studiava illustrazione, dedicandosi alla sua passione, quando i suoi sogni e il suo sorriso luminoso furono spenti dalla mano omicida del suo ex fidanzato e compagno di università Filippo Turetta, che sarà condannato all’ergastolo con sentenza definitiva. Era la sera dell’11 novembre 2023, Giulia aveva 22 anni e non poteva immaginare che sarebbe stata l’ennesima vittima di femminicidio in Italia. L’efferato delitto, premeditato, suscitò orrore in tutto il Paese, scosso da una vasta ondata di sdegno che riaccese il dibattito sul tema.

Il padre di Giulia, Gino Cecchettin, è riuscito con grande forza a impegnarsi sul fronte della prevenzione della violenza di genere, trasformando il dolore in un’opportunità per la società. Insieme ai figli Elena e Davide ha dato vita alla Fondazione Giulia Cecchettin, una onlus che promuove iniziative concrete di educazione e sensibilizzazione nelle scuole, nelle famiglie, nello sport, negli ambienti di lavoro, coinvolgendo istituzioni e aspetti normativi.

Ha scritto anche un libro, edito da Rizzoli, Cara Giulia, che ha ispirato il film Se domani non torno, per la regia di Paola Randi, in uscita all’inizio di novembre.

Studentesse e studenti della Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) e della scuola cui era iscritta Giulia hanno realizzato lavori in cui emergono riflessioni personali, ricordi, desideri, e profonda partecipazione al dramma della giovane e della sua famiglia, e a quelli simili, purtroppo, di tante altre donne e altrettante famiglie.

Rispetto, parità di genere, libertà, amore vengono contrapposti al disprezzo, alla prevaricazione, alla costrizione e all’odio, che permeano una mentalità patriarcale ancora diffusa tra uomini di ogni età, anche se spesso celata o negata.

Il titolo della mostra suggerisce di non voltarsi dall’altra parte, di non essere indifferenti, anzi, di continuare a parlarne.

Solo così sarà possibile creare le condizioni per una vera rivoluzione culturale che porti all’accettazione, senza se e senza ma, dell’autonomia assoluta di ogni donna e del suo diritto di libera scelta in ogni ambito. Non significa lottare contro gli uomini: come afferma il padre di Giulia, la parità non è a scapito di qualcuno, è un fatto di civiltà, e non si tratta di sottrarre niente a nessuno, quanto di parificare la bilancia.

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