Il ritorno di Daniele Rustioni sul podio del Teatro alla Scala ha attraversato due dei massimi protagonisti del Romanticismo tedesco, Johannes Brahms e Robert Schumann.
Ieri sera, alla seconda e ultima replica, il direttore milanese è stato protagonista di un’ottima direzione, per una resa complessiva di alto livello. Un programma costruito nel segno del grande repertorio romantico, ma anche caratterizzato da un preciso percorso espressivo.
Ad aprire la serata è stata l’Akademische Fest-Ouvertüre op. 80 di Brahms, pagina nella quale il compositore unisce brillantezza, ironia e sapienza contrappuntistica. A seguire, il poco frequentato Schicksalslied op. 54, per coro e orchestra, ispirato all’Iperione di Friedrich Hölderlin, dove la dimensione sinfonica si intreccia con quella corale in una delle pagine più intense della produzione brahmsiana. Il Coro del Teatro alla Scala ha offerto una resa di ottimo livello, grazie anche alla preparazione di Alberto Malazzi.
Il programma si è poi concluso con la Sinfonia n. 2 in do maggiore op. 61 di Robert Schumann, composta tra il 1845 e il 1846 e segnata da un tormentato percorso creativo. È una delle opere nelle quali più chiaramente si avverte la tensione fra inquietudine e aspirazione alla luce, attraverso una scrittura sinfonica di grande complessità e ricchezza tematica.
Di grande levatura l’interpretazione, nella quale Rustioni, con una evidente interiorizzazione del materiale sonoro, ha restituito con efficacia la ricchezza della partitura, valorizzando pienamente le qualità dei bravissimi orchestrali scaligeri. Al termine, applausi calorosissimi da parte del numerosissimo pubblico presente.