È stata una serata dedicata al teatro musicale francese del Seicento quella che ieri sera, al Teatro Dal Verme di Milano per il Festival MiTo – SettembreMusica, ha avuto come protagonista William Christie, figura centrale nella riscoperta e nella diffusione della musica barocca.
Clavicembalista, organista e direttore, Christie è soprattutto il fondatore, nel 1979, di Les Arts Florissants, l’ensemble che ha contribuito in maniera determinante a riportare sulle scene, con criteri filologici e una nuova sensibilità interpretativa, il grande repertorio francese del XVII e XVIII secolo.
Al Dal Verme Christie è salito sul podio, alternandosi al clavicembalo e all’organo, per guidare Les Arts Florissants e i giovani interpreti dell’Accademia Le Jardin des Voix, da lui fondata insieme a Paul Agnew. Un progetto che da anni rappresenta uno dei più importanti luoghi di formazione e valorizzazione di giovani cantanti specializzati nel repertorio barocco.
Al centro del programma, due opere di Marc-Antoine Charpentier, compositore tra i più raffinati e originali della Francia del Grand Siècle: Les Arts Florissants, composta nel 1685, e La descente d’Orphée aux enfers, del 1686. Due pagine che hanno permesso di cogliere la particolare concezione teatrale e musicale di Charpentier, sospesa fra la forza espressiva del canto, la raffinatezza della scrittura strumentale e una profonda attenzione alla parola.
L’esecuzione ha riunito un numeroso gruppo di giovani cantanti di Le Jardin des Voix – tra soprani, mezzosoprani, contralti, tenore, mezzo tenore e basso – insieme ai danzatori e all’ensemble strumentale Les Arts Florissants. La dimensione scenica, affidata alla regia di Marie Lambert-Le Bihan e alla coreografia di Martin Chaix, ha completato una proposta nella quale musica, gesto e teatro sono diventati elementi inscindibili.
È proprio in questa unità di intenti, partendo dalla musica del grande compositore francese, che Christie ha trovato una forma compiuta di teatro musicale. Le movenze dei cantanti e dei danzatori, accompagnate dai colori dei bellissimi abiti di scena, hanno contribuito a costruire una narrazione di grande chiarezza, nella quale ogni gesto sembrava trovare una precisa corrispondenza nella musica.
E proprio la musica, eseguita con gli strumenti dell’epoca, ha costituito l’elemento fondamentale dello spettacolo. Gli splendidi strumentisti di Les Arts Florissants hanno restituito i colori antichi della partitura con eleganza, incisività e precisione, sotto la guida attenta di Christie, capace di mantenere sempre un equilibrio fra rigore stilistico e naturale teatralità.
Sia nella prima opera, Les Arts Florissants, sia nella seconda, La descente d’Orphée aux enfers, i protagonisti hanno mostrato un’intesa perfetta, frutto di una preparazione accurata e di una sinergia costruita attraverso il lavoro comune. Cantanti e danzatori hanno agito all’interno di un disegno scenico coerente, sostenuto dalla regia e dalla coreografia e guidato musicalmente da Christie.
Ne è scaturito uno spettacolo di notevole valore artistico, capace di restituire a Charpentier non soltanto la bellezza della sua musica, ma anche quella dimensione teatrale per la quale era stata concepita. Al termine, applausi calorosissimi e prolungati da parte del numeroso pubblico che gremiva il Teatro Dal Verme, per una serata che ha offerto al Festival MiTo uno spettacolo di particolare fascino e compiutezza.