Un ottimo Yevgeny Sudbin alle Serate Musicali

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Da venticinque anni ospite delle Serate Musicali, il pianista Yevgeny Sudbin è solito articolare i suoi programmi attraverso una varietà di composizioni che, partendo dal Barocco, giungono fino ai primi decenni del Novecento. Anche ieri sera non si è smentito, proponendo un percorso variegato che comprendeva Bach, Skrjabin, Chopin, Bach/Rachmaninov, Scarlatti e Čajkovskij/Sudbin.

Il suo nome compare due volte in programma perché il pianista russo, oltre a essere un eccellente virtuoso, è anche un raffinato trascrittore e rivisitatore. La Fantasia e Fuga in la minore BWV 904 di Bach ( arr. Sudbin), proposta in apertura, ha messo in luce la solida formazione classica di Sudbin, che ha affrontato questo corposo lavoro con grande chiarezza nel trattamento delle linee contrappuntistiche.
Il salto di due secoli che conduceva a Skrjabin e alla geniale Sonata n. 10 op. 70, l’ultima del compositore, ci ha rivelato un interprete di notevole qualità. Ogni difficoltà di questo complesso lavoro in un unico movimento, Moderato, con i suoi repentini trilli cromatici che attraversano l’intera partitura, è stata superata con una resa espressiva e suggestiva. Questo Skrjabin pienamente novecentesco, anticipatore di molte esperienze successive, ha trovato un interprete ideale.
Si arrivava quindi a Chopin, con un salto all’indietro di circa ottant’anni, attraverso la Ballata n. 4 in fa minore op. 52, forse la più evoluta delle quattro Ballate. Il suo finale, per creatività e capacità di oltrepassare gli schemi tradizionali, sembra già guardare al Novecento e stabilisce un ideale legame con Skrjabin. Di grande rilievo l’interpretazione di Sudbin, ricca di momenti di alto valore estetico.
La successiva trascrizione Bach/Rachmaninov dalla Partita n. 3, non prevista in programma, ha reso il concerto ancora più ricco e interessante. Le armonizzazioni del compositore russo amplificano la scrittura bachiana senza tradirne lo spirito, e Sudbin ne ha offerto una resa particolarmente convincente.
Dopo il breve intervallo è arrivato il consueto Scarlatti, con le Sonate K 466, K 208 e K 455. Le prime due, entrambe Andante, erano caratterizzate da un andamento più riflessivo; la terza, Allegro, risultava invece più brillante e dinamica. La K 466 è apparsa la più riuscita per equilibrio complessivo.
L’ultimo brano in programma era dovuto a Čajkovskij, ma anche al rivisitatore Sudbin, autore di un’ottima Ouverture-Fantasia tratta da Romeo e Giulietta. Il virtuoso-compositore ne ha offerto una restituzione pregnante e ricca di contrasti, mettendone in risalto la forza drammatica.
Applausi calorosissimi e un eccellente bis con la celebre Siciliana di Bach nella trascrizione di Wilhelm Kempff, ulteriormente ritoccata da Sudbin, come lui stesso mi ha riferito al termine del bellissimo concerto. Da ricordare.