Il giovane Guillermo Hernandez Barrocal ai Concerti Pianistici dell’Università Cattolica milanese

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Ha indubbie e sorprendenti qualità il pianista diciottenne spagnolo Guillermo Hernandez Barrocal. Lo abbiamo ascoltato con attenzione ai Concerti Pianistici organizzati da Davide Cabassi ed Enrico Reggiani presso l’Università Cattolica di Milano, nella splendida Aula Magna.

Presentato dal professor Reggiani, che ha anche tenuto un interessante intervento sul programma proposto, Guillermo si è avvicinato al pianoforte Shigeru Kawai con un brano introduttivo importante e non frequentemente eseguito: la Sonata n. 1 in do maggiore op. 1 (1853) di un Johannes Brahms appena ventenne. Si tratta di un lavoro giovanile del genio amburghese che, pur partendo da evidenti influenze schumanniane, contiene già molti elementi del linguaggio tipicamente brahmsiano, riconoscibili nei quattro movimenti che compongono la Sonata.
Guillermo Hernandez Barrocal – vincitore nel 2025 del prestigioso Concorso Internazionale Shigeru Kawai di Tokio- ci ha stupito fin dalle prime note per la sicurezza dell’approccio interpretativo e per la facilità con cui ha restituito ogni passaggio di questo complesso lavoro all’interno di una visione formale unitaria e ben definita. Dinamiche ricche di contrasti, attenzione al dettaglio e colori sonori trasparenti hanno dato corpo a un’interpretazione di alto livello del giovanile capolavoro brahmsiano.
La successiva Ballata n. 1 di Chopin, celeberrima rispetto alla ben meno conosciuta Sonata proposta in apertura, ha messo ulteriormente in luce le qualità dell’interprete, che, oltre alla trasparenza dell’impasto sonoro, ha dimostrato una riflessione espressiva adeguata nei momenti più lirici e introspettivi. Ne è scaturita un’esecuzione elegante e intensa.
La successiva Tarantella op. 43, rara apparizione nel repertorio chopiniano da concerto, ha evidenziato ancor più l’elemento virtuosistico, senza sacrificare la cantabilità e il gusto melodico di ascendenza italiana che caratterizzano il brano.
Ma è probabilmente nell’ultimo titolo in programma, i Tre movimenti da Petrushka di Igor Stravinskij, celebre sintesi pianistica del balletto, che il giovane spagnolo ha mostrato il suo incredibile spessore tecnico e virtuosistico. Le difficoltà del brano, costruite su audaci contrasti ritmici e su una scrittura pianistica di estrema complessità, non solo sono state superate con apparente facilità, ma hanno dato vita a un quadro espressivo di primissimo livello, nel quale ogni dettaglio risultava chiarissimo all’interno dei continui e mutevoli contrasti che la partitura impone.
Il concerto è stato accolto da calorosissimi applausi da parte dei numerosi e fortunati presenti. Tra i bis concessi, il primo era un brano dello stesso Hernandez Barrocal, elegante nelle melodie e caratterizzato da suggestioni di gusto americano; il secondo consisteva in una sorprendente rielaborazione pianistica – tratta dal beethoveniana marcia turca Le Rovine di Atene- dello stesso interprete, di straordinario virtuosismo e in uno stile che richiama da vicino quello di Arcadi Volodos. Il terzo bis è stato il celebre Widmung di Schumann-Liszt, proposto in una lettura personale, rapida ma estremamente efficace.
Un pianista, lo spagnolo Guillermo Hernandez Barrocal, che ci auguriamo possa tornare presto a Milano per essere nuovamente ascoltato. Sorprendente.