CUORE DI CACTUS al Teatro Parenti

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Lo scorso 25 maggio, al Teatro Parenti, l’attore e regista Fausto Russo Alesi è stato il protagonista di un’intensa lettura scenica, tratta dal testo Cuore di cactus (2010) di Antonio Calabrò, con l’accompagnamento del pianista e compositore Giovanni Vitaletti, autore delle musiche ascoltate. Il lavoro viene portato in scena, anche se raramente, dal 2013.

L’occasione è stata, in questo caso, il 34° anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992), dove morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, magistrata, e i tre agenti di scorta Schifani, Dicillo e Montinaro. L’esplosivo, corrispondente a una carica di 400 kg di tritolo, era stato collocato in un cunicolo di scolo sotto l’autostrada A29, presso lo svincolo di Capaci: Falcone stava tornando a Palermo dall’aeroporto, al rientro da un viaggio istituzionale a Roma.

Le immagini delle auto accartocciate e dell’asfalto divelto per decine di metri fecero il giro del mondo; restano nel cuore e nella memoria degli Italiani. Esattamente 57 giorni dopo, il 19 luglio, uno scenario simile, ma questa volta nella città di Palermo, in via D’Amelio, si ripetè: saltò in aria una Fiat 126, rubata precedentemente, imbottita di esplosivo e poi parcheggiata davanti alla casa della madre del giudice Paolo Borsellino, amico e storico collaboratore di Falcone nel maxiprocesso a Cosa Nostra.

Morì Borsellino, insieme a cinque poliziotti. Entrambi gli attentati erano stati preparati da manovalanza mafiosa, ma la matrice era certamente politica, come attentati precedenti – citati nella lettura come una sorta di tragico rosario – tra cui quello in cui perse la vita Piersanti Mattarella.

Antonio Calabrò, scrittore siciliano, nato nel 1950 a Patti (la stessa città natale di Michele Sindona), ha lavorato come giornalista presso diverse testate. È nell’Albo dei Giornalisti professionisti dal 1975. Dal 1971 al 1986 è stato caporedattore a L’Ora di Palermo (dove era cronista Mauro De Mauro, rapito e scomparso nel nulla nel 1970), poi fino al 1987 redattore de Il Mondo, in seguito, per dieci anni, caporedattore de La Repubblica. Dal 1997 al 2002 ha avuto la nomina a vicedirettore e poi direttore editoriale de Il Sole 24 ore. Molti gli incarichi sostenuti negli ultimi venticinque anni, dalla collaborazione con la RAI , poi come direttore di APCOM, della Fondazione Pirelli; è entrato nei CdA di Nomisma, del TCI, dell’Orchestra Verdi di Milano, della Fondazione Teatro Parenti… Ha tenuto lezioni sui media e sulla comunicazione all’Università Bocconi e alla Cattolica di Milano.

Il lungo curriculum di Calabrò testimonia un forte impegno personale, ed è proprio questo che emerge dalle parole tratte da Cuore di cactus – da considerare una sorta di diario – rielaborate e lette da Russo Alesi, nato a Palermo e milanese d’adozione, con intensità e partecipazione. L’amore per la propria terra, la splendida Sicilia, suscita grande sofferenza quando si ricorda la violenza mafiosa distruttrice che in tanti anni ha eliminato centinaia di persone chi lavoravano per la giustizia e per il bene della società.

E Calabrò decide di emigrare quando viene assassinato, il 6 agosto 1985, il commissario Ninni Cassarà, suo caro amico.

Come il cactus, pianta succulenta, trattiene nel suo parenchima acquifero l’acqua indispensabile per la sua sopravvivenza in un ambiente desertico, così la Sicilia riesce a mantenere nei suoi tessuti sociali una linfa vitale che le consente di andare avanti, di lottare, di non arrendersi. È questo il messaggio più profondo, di speranza, che giunge allo spettatore.

Il monologo – in una scena forse troppo spoglia – potrebbe avvalersi di immagini o video proiettati su un grande schermo come sfondo, anche per ricordare i volti e i luoghi citati nel testo, che meriterebbero sempre una commemorazione non solo verbale, per immergersi anche visivamente in un passato che deve essere memoria collettiva permanente. Suggestiva la musica di accompagnamento.

Applausi commossi dal pubblico a Russo Alesi, a Vitaletti e a Calabrò, che è salito sul palco, insieme ad Andrée Ruth Shammah.

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