C’erano due sold out per il concerto di Mikhail Pletnev con I Pomeriggi Musicali diretti da Ryan McAdams: quello di ieri sera e quello di domani alle ore 17 per la replica. E una ragione c’è, se ci troviamo di fronte a un tale pienone di sala in un periodo in cui, anche per la quantità di spettacoli musicali presenti a Milano, non è affatto semplice raggiungere questi risultati.
Ma Pletnev ci riesce, soprattutto quando in programma c’è uno dei concerti per pianoforte e orchestra più celebri ed eseguiti di sempre: il Concerto n. 2 in do minore op. 18 di Rachmaninov. Un capolavoro in cui le arcinote linee melodiche romantiche si intrecciano a un virtuosismo ardito, affrontabile solo da chi possiede una tecnica pianistica di altissimo livello.
Ma con Pletnev non si parla soltanto di tecnica, naturalmente: si parla soprattutto di interpretazione. E che interpretazione. Pletnev è uno dei pochissimi interpreti viventi — davvero si contano sulle dita di una mano — capaci quasi di mettere momentaneamente in secondo piano il compositore stesso. E mettere in ombra Rachmaninov, uno dei più grandi compositori e virtuosi pianistici del primo Novecento, sembrerebbe impensabile. Eppure Pletnev personalizza ogni battuta, ed è proprio questo il suo valore. La sua tecnica prodigiosa, che rende apparentemente semplicissimi anche i passaggi più impervi, con quelle mani sempre ferme e le dita che sembrano quasi non muoversi, lo porta a dettare le coordinate all’intera orchestra e allo stesso direttore, costretto inevitabilmente a seguirlo. L’interpretazione del “Rach 2”, come viene spesso chiamato il concerto, è apparsa splendida nella sua andatura calibrata, mai frettolosa. Ma sono soprattutto le sensazionali frasi musicali, con quelle sospensioni così precise, limpide e centellinate, a risultare davvero grandiose. Un Pletnev eccelso, come sempre. Va comunque riconosciuto il merito dell’ottima orchestra de I Pomeriggi Musicali e di Ryan McAdams, che ha poi rivelato tutte le sue qualità in un’ottima interpretazione della Sinfonia n. 5 di Čajkovskij, altra celeberrima pagina del repertorio russo. Applausi calorosissimi.
Ah, dimenticavamo il bis concesso da Pletnev: qualcosa di sublime, cesellato nota dopo nota fino quasi a fermare il tempo, in un Notturno di Čajkovskij- op.19 n.4– davvero inarrivabile. Domani, sabato alle ore 17, la replica, per i fortunati che sono riusciti ad avere il biglietto.