La ricca programmazione della Fondazione La Società dei Concerti ha proposto ieri, nella sede della Sala Verdi del Conservatorio milanese, due ottimi concerti affidati a due pianisti di grande interesse. Nel pomeriggio, per la Serie Zaffiro, Antonio Chen Guang ha affrontato due celebri lavori di Schumann, Papillons op. 2 e Carnaval op. 9; in serata, invece, il pianista francese David Fray, per la Serie Smeraldo, ha presentato un programma intitolato “L’arte della trascrizione”, costruito come un percorso ideale attraverso musiche del tardo Barocco fino ai celebri arrangiamenti wagneriani.
Il primo interprete, davanti al folto pubblico presente in Sala Verdi nel concerto pomeridiano, ha offerto esecuzioni di ottima fattura. I brevi ma geniali brani che compongono le due celebri raccolte schumanniane sono stati delineati con esemplare chiarezza di dettaglio e con appropriati contrasti dinamici.
La perfetta interiorizzazione del materiale sonoro, nelle tipiche caratteristiche del linguaggio schumanniano, ha trovato un interprete di spessore, capace di cogliere il giusto equilibrio tra i differenti momenti espressivi. Fragorosi gli applausi finali, accompagnati da due validi bis: sempre di Schumann, l’Andantino dalla Sonata n.2 op.22 e la celebre Toccata.
Alla sera, David Fray si è presentato in un’atmosfera volutamente raccolta, caratterizzata da una luminosità ridotta, seppure impreziosita dalle efficaci luci colorate sul fondo della sala. Una scelta funzionale alla massima concentrazione richiesta da un programma studiato con particolare coerenza. La prima parte, la più ampia, comprendeva musiche di Bach, Pancrace Royer, Domenico Scarlatti, Couperin, Rameau e ancora Bach: compositori vissuti tra la seconda metà del Seicento e la metà del Settecento. In questo clima musicale sostanzialmente unitario, Fray, scegliendo pagine altamente riflessive e ricche di spiritualità, ha costruito una lettura personale e fortemente identitaria, fondata su un controllo assoluto delle dinamiche e dei tempi meditativi.
Interpretazioni di notevole valore hanno caratterizzato brani quali la Sicilienne (Bach-Kempff), i rarissimi L’Aimable e Vertigo di Joseph Nicolas Pancrace Royer, le Sonate K 87 e K 1 di Domenico Scarlatti, Les Barricades mystérieuses di François Couperin e Le Rappel des oiseaux di Jean-Philippe Rameau. La prima parte del concerto si è conclusa con tre trascrizioni bachiane, rispettivamente di Stradal, Siloti e Kempff: l’Andante dalla Sonata per organo n. 2, la celebre Aria dalla Suite n. 3 e l’Ouverture dalla cantata Wir danken dir, Gott, wir danken dir. Interpretazioni accomunate da un uso del pedale tale da evocare sonorità quasi organistiche, sempre però mantenute entro un rigoroso controllo timbrico.
Dopo l’intervallo, il completo cambio di registro dedicato a Wagner ha rivelato un altro volto di Fray, altrettanto interessante per compattezza stilistica e unità interpretativa. In programma la rara Sonate pour l’album de Mme Mathilde Wesendonck e i celebri Prélude (arrangiamento di Hans von Bülow) e Isoldens Liebestod (arrangiamento di Liszt) da Tristan und Isolde. Interpretazioni minuziosamente cesellate, dal forte respiro orchestrale e di eccellente definizione espressiva.
Calorosi gli applausi finali e significativo il bis conclusivo: il Bach-Busoni dalla cantata Nun komm der Heiden Heiland, BWV 659, che avrebbe potuto trovare perfetta collocazione anche nella prima parte del programma. Una splendida giornata musicale.