TRE CAPOSALDI DELLA MUSICA MODERNA PER CORNO    AL FESTIVAL FIATI DI NOVARA

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Il concerto che abbiamo ascoltato ieri sera 9/04 al Conservatorio G. Cantelli di Novara, per il Festival Fiati 2026, aveva come protagonista il corno francese, solista o in duo col pianoforte.

A rappresentare questo strumento, l’impaginato della serata proponeva tre composizioni di gran pregio, benché poco eseguite nelle nostre sale da concerto, e perciò tanto più interessanti: il Concert Étude per corno solo (2000)di Esa Pekka-Salonen, il grande direttore d’orchestra e compositore finlandese, nonché cornista (di non grande successo); la Sonata per corno e pianoforte op. 7 (1942) gemma dell’esiguo catalogo delle opere della compositrice belga, allieva di Nadia Boulanger e Paul Dukas, Jane Vignery (1913-1974); a chiudere la serata, del direttore e compositore francese Eugene Bozza (1905-1991) che, nonostante i suoi studi violinistici, scrisse per lo più musica per fiati,Sur les Cimesper corno e pianoforte (1959).
A eseguire questo programma, il corno del ventottenne roveretano Achille Fait, strumentista ormai affermato, con esperienze come primo corno in numerose prestigiose orchestre italiane e internazionali e premi di altissimo livello come l’International Instrumental Competition di Markneukirchen nel 2022, che ha terminato la sua masterclass al Cantelli, e la pianista Ludovica De Bernardo, che negli ultimi anni abbiamo più volte ammirato al Cantelli, in cui insegna, sia come solista, sia in concerti cameristici, ma i cui successi concertistici e concorsuali conoscono ormai orizzonti ben più vasti di Novara. Il repertorio per corno del XX secolo rappresenta una sfida costante tra la ricerca di nuove sonorità e il legame inscindibile con la tradizione sia eroica sia ‘pastorale’ dello strumento. In questo contesto, le interpretazioni di Achille Fait (corno) e De Bernardo (pianoforte) offrono una prospettiva fresca e tecnicamente inappuntabile sui tre caposaldi della letteratura cornistica proposti all’ascolto. Scritto in memoria del suo insegnante Holger Fransman, lo Studio da concerto di Salonen trasforma il corno in uno strumento acrobatico. Fait si fa subito ammirare per il controllo assoluto delle tecniche estese, con cui gestisce le ampie escursioni dinamiche dal pp al fff. con splendidi suoni d’eco e rapidi passaggi di agilità, che evocano un virtuosismo quasi “impossibile”, scritto, come dichiarato dallo stesso Salonen, per un grande cornista, quale lui lui stesso non è mai diventato.  In primo piano anche lo splendido suono del corno di Fait, quello tipico della grande scuola europea, scuro e rotondo, capace di screziarsi di sfumature preziose. Un pezzo di ardua difficoltà esecutiva, questo concert etude, fatto apposta per illuminare fin da subito il perfetto controllo tecnico dello strumento da parte di Fait. Di grande spessore espressivo, unito a perfezione tecnica, l’interpretazione che Fait e De Bernardo hanno fornito della Sonata per corno e pianoforte op. 7 della Vignery, in tre tempi, restituendone il grande respiro lirico e la complessità strutturale, con una perfetta simbiosi cameristica. Influenzata dal post-impressionismo francese e in particolare da P. Dukas, la musica di questa sonata ha trovato il suo interprete ideale nel corno di Fait, che in questo pezzo dà prova di una cantabilità di grande forza espressiva, improntata a nobiltà di suono nell’Allegro d’apertura, mentre nel Lento ma non troppo centrale (una vera meraviglia) raggiunge limpida purezza di timbro, venata di suggestiva malinconia, con una vaga eco brahmsiana.  Il pianoforte, lungi dall’essere semplice accompagnatore, è qui un partner paritetico, con numerose sezioni solistiche, in un dialogo fitto e armonico, serrato in particolare nel primo tempo.La maestria di De Bernardo crea un tappeto sonoro ideale, grazie alla sua capacità di sostenere il corno senza mai sovrastarlo, unita a un’articolazione cristallina nei passaggi contrappuntistici e a una rigorosa precisione ritmica. Il pezzo conclusivo di Bozza, Sur les cimes è un altro pezzo ricco di difficoltà tecniche, alternate a momenti di più pacata atmosfera pastorale. In un unico movimento piuttosto breve, è stato il banco di prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, della tecnica del fiato di Fait coi suoi trilli di labbro, glissati, passaggi cromatici rapidi e l’uso alternato di sordina e suoni bouché. La duttilità dello stile esecutivo del giovane Maestro di Rovereto è poi esaltata nei momenti ‘pastorali’, sempre interpretati con un timbro e un ritmo di esatta calibratura nelle sfumature espressive. Impeccabile, ancora una volta, il dialogo tra corno e pianoforte, con un’intesa artistica di alto profilo, che non viene mai meno, neppure nei momenti di abbagliante virtuosismo. I tre pezzi sono stati intercalati da due intermezzi, che hanno voluto coinvolgere gli studenti di corno della classe del prof. Vittorio Schiavone, attualmente docente al Conservatorio di Novara, ma a suo tempo insegnante di Fait al Conservatorio di Trento. Nel primo intermezzo il giovanissimo Francesco Corretti (non siamo certi di aver capito con precisione il cognome, ce ne scusiamo con l’interessato) in duo con Fait ha suonato con buoni risultati il celebre pezzo ‘disneyano’ dall’Apprendista stregone di P. Dukas.
Nel secondo intermezzo quattro allievi di età più avanzata hanno ben suonato un Quartetto per corni, in un solo movimento (o un movimento di un Quartetto: le informazioni arrivavano centellinate con molta avarizia): decisamente apprezzabile l’interpretazione dei quattro giovani cornisti, che hanno saputo dare adeguata espressione all’atmosfera avvolgente e un po’ misteriosa del pezzo. Infine, a concludere la serata otto corni,sei allievi con il Maestro Schiavone e il Maestro Fait, hanno suonato un pezzo, non presentato, che faceva calare nell’auditorium del Cantelli il clima sonoro della caccia alla volpe.  Grande e meritatissimo il successo di pubblico, purtroppo non numeroso come il concerto avrebbe meritato, che ha testimoniato il suo apprezzamento con prolungati e ripetuti applausi. Un’altra serata di ottima musica e di cordiale e simpatica umanità, le due caratteristiche che rendono attraente il Conservatorio novarese.