Il duca Gian Galeazzo Serbelloni (1744 -1802) fu uno dei più importanti esponenti della sua nobile famiglia, proprietaria di splendidi palazzi, come quello di corso Venezia 16 a Milano, e di eleganti ville, a Bellagio, a Tremezzo, a Luino, per citarne solo alcune.

Ebbe come precettore per sette anni Giuseppe Parini e fu convinto sostenitore di Napoleone. Lasciò all’unica figlia Maria Luigia (1772–1849), che aveva sposato nel 1789 il marchese Lodovico Busca Arconati Visconti, una ricchissima eredità, con la clausola testamentaria di destinare una cospicua somma, ossia 16.000 lire ogni anno, alla costruzione e al mantenimento di una chiesa e di un ospedale a Gorgonzola. Qui i Serbelloni possedevano una cappella e un palazzo risalente alla metà del ‘500.

Il palazzo, con una torre denominata del Barbarossa, era una delle loro numerose residenze estive di campagna (modificata e diventata poi Villa Sola Busca o Sola Cabiati, e detta anche Serbelloni Busca), posta sull’Alzaia Martesana come il settecentesco e bellissimo Palazzo Freganeschi Pirola, altra villa di delizia appartenuta ad aristocratici cremonesi, sulla sponda opposta del naviglio.

Il vincolo (legato Serbelloni) venne rispettato: tra il 1806 e il 1820, su progetto dell’architetto ticinese Simone Cantoni (1739 – 1818), molto apprezzato e benvoluto già da Gabrio, padre di Gian Galeazzo, Maria Luigia Serbelloni Busca fece erigere, nella piazza centrale di Gorgonzola, un grande edificio religioso in stile neoclassico, ossia la chiesa prepositurale dedicata ai Santi Protasio e Gervasio. L’Ospitale Serbelloni fu invece costruito più tardi, tra il 1848 e il 1860, su progetto dell’architetto milanese Giacomo Moraglia (1791–1860): circondato da un vasto parco, anche questo complesso è in stile neoclassico, simile a un palazzo signorile; funziona attualmente come Casa di Comunità e non più come ospedale.

La nuova chiesa sostituiva – pur mantenendone la consacrazione – quella precedente, una pieve medioevale, che fu demolita; si modificò anche l’orientazione dell’abside e dell’altare, che furono rivolti verso nord invece che a est. Quattro alte colonne corinzie in travertino di Baveno spiccano sulla facciata.

Il porticato continua ai due lati: a sinistra si apre una grande nicchia affrescata, il Mausoleo Serbelloni, risalente al 1776 e voluto da Gian Galeazzo come cappella funeraria della famiglia (nella cripta è sepolto pure il Cantoni, progettista anche del mausoleo, morto per un malore improvviso durante un sopralluogo al cantiere della chiesa), a destra invece si trova l’oratorio della Santissima Trinità, costruito tra il 1854 e il 1856 dal già citato Moraglia, che aveva sostituito il Cantoni dopo il suo decesso.

Sulla volta del Mausoleo si può ammirare la Visione di Ezechiele del pittore Domenico Pozzi (1745 – 1796), affresco dipinto nello stesso anno della costruzione.
Statue di pietra decorano la facciata: sopra l’ingresso, i fratelli martiri Protasio e Gervasio, ai lati del mausoleo i profeti Daniele e Geremia, ai lati dell’oratorio S. Luigi Gonzaga e S. Carlo Borromeo.

L’interno, illuminato da finestroni, è a navata unica a croce latina. Il transetto è coperto da una grande cupola su quattro vele e nell’abside è presente un deambulatorio. Le colonne e le numerose semicolonne con funzione strutturale e decorativa sembrano di marmo rosa, ma in realtà sono ricoperte di stucco marmorizzato, e rosoni a stucco ornano capitelli, archi, volte.

Nelle nicchie e presso l’altare si trovano statue di pietra e di marmo di Benedetto Cacciatori (1794 – 1871); Cantoni stesso disegnò i confessionali e l’altare maggiore.

Pregevoli sono i due pulpiti in noce, in stile Impero, opera del maestro di Brera Domenico Moglia (1782 – 1867); dietro l’altare, nell’abside, si ammira il grande dipinto I Santi Protaso e Gervaso (1820), il cui autore è il pittore Filippo Bellati (allievo di Andrea Appiani), che si dedicò anche al Crocifisso con angeli (1818) sulla volta della cupola. Di artisti come i lombardi Agostino Comerio e Abramo Spinelli e il piemontese Giovanni Battista Zali si possono ammirare numerose tele. Pregevole I santi Rocco e Sebastiano, opera di Zali (1849).

La visita si può abbinare a una bella passeggiata lungo il Naviglio della Martesana – il cosiddetto “Naviglio piccolo” di origine quattrocentesca – che attraversa il centro storico di Gorgonzola; presenta acque limpide e accoglie una fauna ittica variegata e uccelli come germani, gallinelle d’acqua, aironi.


Non si può certo trascurare il grande parco di Villa Sola Cabiati – attualmente in parziale restauro conservativo – di circa 24000 mq, ridisegnato nel 1808 dal Cantoni e trasformato, da giardino cinquecentesco all’italiana, in giardino romantico all’inglese, con un laghetto, collinette boscose, un prato, percorsi sinuosi tra la vegetazione.

Il parco attuale, di proprietà comunale e quindi pubblico, conserva solo in parte gli elementi voluti dal progetto originale, ma è in ogni caso una bellissima area verde con alberi secolari, ricca di storia, davvero piacevole da attraversare. E Gorgonzola – più famosa per l’omonimo stracchino erborinato DOP che per i suoi interessanti monumenti! – si raggiunge in breve tempo da Milano, grazie alla linea 2 della metropolitana (biglietto zona M5, direzione Gessate), a sedici fermate dalla Stazione Centrale.


