Rafal Blechacz in Conservatorio per la Società del Quartetto

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Il pianista Rafał Blechacz è da molti anni presenza costante nelle stagioni concertistiche milanesi. Lo si ricorda fin dal lontano 2005, quando vinse il prestigioso Concorso Internazionale Fryderyk Chopin di Varsavia, affermandosi come interprete di primo piano sulla scena mondiale.

Ieri sera, in una Sala Verdi del Conservatorio di Milano gremita di appassionati per la Società del Quartetto, il pianista quarantenne ha confermato ancora una volta il suo spessore interpretativo, trovando nel suo compositore d’elezione, Frédéric Chopin, il momento più alto del concerto, concentrato nella seconda parte.
La serata si era aperta con la celebre Sonata n. 14 op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven, seguita dai Quattro Improvvisi op. 90 D 899 di Franz Schubert. Interpretazioni solide, costruite su un equilibrio discorsivo limpido e controllato, spesso elegante, con contrasti moderati e andature complessivamente sostenute. Il dominio del suono e la visione d’insieme, tanto nella Sonata beethoveniana quanto nei brani schubertiani, risultavano evidenti e ben calibrati.
Dopo la pausa, il cambio di autore ha rivelato un altro volto dell’interprete: quello profondamente votato alla musica di Chopin. Qui lo studio e l’approfondimento di oltre vent’anni, a partire proprio dall’esperienza del concorso, emergono con una qualità che va oltre la pur eccellente esecuzione.
Nei brani scelti – dalla Barcarola op. 60 alla Ballata n. 3 op. 47, dalle Tre Mazurche op. 50 fino allo Scherzo n. 3 op. 39 – i dettagli si fanno di una raffinatezza estrema, inseriti in un processo di interiorizzazione esemplare. Dopo una Barcarola di grande rilievo, la complessa Ballata in la bemolle maggiore è apparsa ancora più densa e significativa. Nelle Tre Mazurche – Vivace, Allegretto e Moderato – la brevità dei pezzi si traduceva in una straordinaria varietà espressiva. Non a caso, già nel 2005 Blechacz era stato premiato anche per l’interpretazione di questo genere, del quale ieri si è colta tutta la sua profonda affinità.
Vertice interpretativo della seconda parte è stato lo Scherzo n. 3 in do diesis minore: una discorsività rapida e incisiva, capace però di restituire ogni dettaglio e una ricchissima articolazione dei piani sonori. Applausi calorosissimi hanno salutato il concerto, seguiti da due bis di grande livello: ancora Chopin, con il Valzer op. 64 n. 2, e poi un Beethoven estemporaneo e perfetto, nello Scherzo della Sonata op. 2 n. 2 in la maggiore. Applausi, ancora, pienamente meritati.