L’ensemble laReverdie nella chiesa di San Satiro per la rassegna su San Francesco

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Oggi la chiesa di Santa Maria presso San Satiro ha accolto un programma musicale intitolato Cantantibus Organis, un itinerario che si è rivelato molto più di una semplice rievocazione storica.

L’occasione — gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi — avrebbe potuto suggerire un programma celebrativo, quasi devozionale in senso stretto; e invece l’Ensemble di Musica Medioevale laReverdie ha costruito un percorso sonoro vivo, mobile, capace di restituire la dimensione concreta e insieme visionaria della spiritualità francescana.
Fin dall’improvvisazione iniziale sull’organo “Harding”, affidata a Christophe Deslignes, con la collaborazione di Walter Chinaglia ai mantici — nonché costruttore di questo particolare strumento — si è percepita una volontà precisa: evocare, attraverso sonorità profonde, ottenute con mezzi semplici ma complessi nell’articolazione del canto e degli strumenti antichi impiegati, un mondo sonoro denso e stratificato. Il suono dell’organo portativo, con il suo respiro quasi artigianale, ha subito stabilito una prossimità fisica con l’ascolto, come se la lontananza storica dei brani proposti, riuniti in una sorta di “suite”, tornasse nel presente, offrendo una riflessione suggestiva e insieme mistica.
Il cuore del programma, costruito intorno al corpus delle laude, ha trovato un equilibrio particolarmente felice tra rigore filologico e libertà espressiva. Le pagine attribuite a Jacopone da Todi — da Troppo perde ’l tempo allo Stabat mater dolorosa — sono emerse con una forza drammatica trattenuta, attraversata da tensioni interne. La scrittura, essenziale e incisiva, è stata restituita senza appesantimenti, lasciando che fosse il timbro delle voci a modellare un discorso completato dagli affascinanti colori degli strumenti: liuti, vielle, flauti, percussioni.
Il risultato è stato musicalmente esemplare, reso ancor più profondo dal luogo stesso: la chiesa di San Satiro, con la sua celebre illusione prospettica di Donato Bramante. Un gioco tra profondità reale e percepita che ha trovato una risonanza inattesa: anche la musica, in fondo, lavora per piani, per distanze che si accorciano o si dilatano. In questo contesto, lo spazio fisico si è rivelato essenziale per valorizzare il tenue ma fondamentale riverbero che avvolgeva le mistiche sonorità. Applausi calorosi da parte del numeroso pubblico presente.