UN VIAGGIO MUSICALE AL PIANOFORTE PER I CONCERTI DEL SABATO DEL CONSERVATORIO DI NOVARA

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Un viaggio pianistico raffinato, che ha messo a confronto il romanticismo dei Notturni di Chopin, il primo  ‘900 italiano di Malipiero e la percussività modernista di Bartok, mettendo al centro l’esperienza di Debussy, quasi erede dei succhi più vitali dell’800, per trasmetterli alla poliedrica vicenda musicale del ‘900: questo è l’itinerario su cui è stato impaginato il programma offerto dal concerto che oggi 28/03, ha visto protagoniste le pianiste Michelle CerriValeria Aiazzi e Federica Zanardo, nella diciottesima serata dei Concerti del Sabato del Conservatorio Cantelli di Novara. Tre interpreti, tre giovani promesse formatesi al Cantelli, diverse per temperamento, ma unite da una visione comune: la ricerca della sfumatura e del dettaglio poetico. La serata si è aperta con l’intimismo di Michelle Cerri.
La sua scelta di accostare i 4 Preludi autunnali di Gian Francesco Malipiero al Notturno op.15 n.3 di Chopin, al Notturno di  Debussy e al Bartok delle Bagatellen n.1 e n.3 ha proposto già in apertura il senso generale del concerto. Michelle Cerri ha dimostrato una maturità tecnica notevole. NeiPreludi di Malipiero ha saputo restituire, con una buona gestione della timbrica e un tocco asciutto, la scrittura scabra e lineare, propria di questo compositore, con un controllo rigoroso del timbro, restituendo un senso di solitudine e “vuoto” armonico, che è una valida proposta interpretativa di questi pezzi, in particolare il sorprendente n.3, senza peraltro mai risultare fredda. È la ‘via italiana’ al rinnovamento di un linguaggio musicale che si vuole liberare dal peso gravoso di una tradizione dominata dal Teatro d’opera, per battere nuove strade dell’espressione musicale. Subito il confronto con il Notturno giovanile di Debussy, che, anticipando Images, è essenzialmente un’evocazione statica e sognante, con una scrittura caratterizzata da arpeggi fluttuanti e una melodia che sembra emergere da una nebbia sonora, creando con il suo particolare ritmo un senso di sospensione temporale. È la via che Debussy indica alla dissoluzione del linguaggio musicale ottocentesco. Veramente degna di lode l’interpretazione di Cerri, che ha centrato pienamente la poetica di questo pezzo con un “tocco affondato” e leggerissimo che  quasi accarezza i tasti, ottenendo quel timbro pastoso e vellutato tipico dell’impressionismo francese. L’ uso sapiente del “mezzo pedale” ha consentito una mescolanza delle armonie, senza sporcare la linea melodica, sostenuta da un bel rubato, quasi impercettibile e da un fraseggio fluido dall’ottimo legato. Il Notturno op. 15 n. 3 è una delle pagine più “moderne” di Chopin, sia perché vive di pause e respiri, con una linea melodica frammentata, sia perché  Chopin utilizza armonie ambigue che riflettono un senso di inquietudine interiore.
Dal modo in cui viene trattata la tonalità d’impianto, il sol minore, di questo Notturno, sembra suggerirci Cerri, comincia il viaggio verso il ‘900. Con la nitida e morbida trasparenza del suo tocco, con la raffinata sensibilità espressiva nel controllo delle dinamiche che la contraddistingue, Michelle Cerri ha ancora una volta dato un saggio della propria maturità interpretativa. Il recital di Cerri terminava con le due Bagatelle di B. Bartok. Passare da Debussy a Bartok è come passare da un’arpa a una percussione, da un acquerello ad un’incisione su pietra. Soffermandoci sulla Bagatella n.3, che si fonda su un ostinato cromatico della mano sinistra, sopra il quale si dipana una melodia scarna e quasi ipnotica, la giovane pianista si è mostrata capace di risolvere il problema interpretativo fondamentale del pezzo, gestire la tensione statica: il pezzo non “va” da nessuna parte, ma accumula un’energia compressa che richiede un controllo nervoso notevole. Cerri raggiunge questo risultato con la costanza ‘meccanica’ con cui mantiene l’ostinato e il suono intenso e secco della mano destra, facendo capire agli ascoltatori che accostare il Notturno di Debussy alle Bagatelle di Bartók significa esplorare due facce della stessa medaglia: la dissoluzione della forma classica attraverso il colore timbrico da un lato e l’essenzialità ritmico-armonica dall’altro. Con questo brano l’ottima Michelle Cerri si congedava dal pubblico tra un tripudio di applausi strameritati e aveva inizio la seconda parte del concerto, interamente dedicata a Debussy, affidata alle due pianiste Valeria Aiazzi e Federica Zanardo, che suonavano insieme la Petite suite per pianoforte a quattro mani.  Gioiello della produzione giovanile di Debussy (1888/9), il brano è stato eseguito con ottima preparazione e intesa tra le due pianiste: la seconda pianista, Valeria Aiazzi, ha saputo dosare bene i bassi per non coprire il registro acuto della prima, Federica Zanardo, che a sua volta ha fatto cantare le melodie con una proiezione sonora limpida e brillante. Le due interpreti hanno saputo fondere al meglio i propri suoni tanto che gli arpeggi sembravano provenire da un unico strumento, all’insegna di una leggerezza di tocco, che anche nei momenti dinamicamente più intensi, non ha mai esagerato in percussività, neppure nel Bal finale. A concludere la serata Federica Zanardo con una delle opere capitali di Debussy, Suite Bergamasque. Anche Zanardo ha dimostrato una notevole maturità espressiva nell’affrontare una pagina difficile della letteratura pianistica. Evitando ogni durezza, il suono della Zanardo è sembrato nascere dalle dita immerse nei tasti, quasi cercando quella qualità “senza martelletti” tanto cara al compositore, mentre il fraseggio ha sempre mantenuto una preziosa sintesi di eleganza quasi aristocratica e di ‘respiro naturale’. Le famose (e‘ famigerate’) macchie sonore di questo Debussy impressionista sono state ottenute dalla pianista con una tecnica davvero degna di lode per la sua finezza, che ha saputo unire un uso delicatissimo del pedale di risonanza e un gioco dei piani dinamici, tra piano e pianissimo, mantenendo una efficace proiezione del suono. Questo vale in particolare, si capisce, per il pezzo in assoluto più famoso della Suite, Clair de Lune, in cui la musica, con le sue armonie sottili e i suoi cromatismi, sembrava quasi ‘colare’ con una opalescenza tinta di sfumature crepuscolari: una vera emozione per gli ascoltatori, che infatti sono andati in visibilio, congedando la Zanardo con qualcosa di simile ad un’ovazione. Gran bel concerto, che alla bellezza dei brani eseguiti ha aggiunto la felicità di constatare la bravura e l’alto livello di preparazioni di questi giovani talenti del Cantelli. Complimenti a loro e ai loro insegnanti!